Sport invernali

I 5 momenti più epici della carriera di Bode Miller

Ci hai tenuti sospesi fino all’ultimo, ci hai fatto sperare nel tuo ritorno. Da quella maledetta caduta nel superg mondiale di Beaver, non abbiamo fatto altro che attenderti di nuovo al cancelletto, per emozionarci ancora, per portare a casa un’altra medaglia o per finalmente domare la Streif per la tua prima volta. Siamo andati oltre il buonsenso, sperando in un ritorno in grande stile alla veneranda età di 40 anni, ma ieri ci hai distrutto tutti i sogni di gloria. Ti abbiamo aspettato, ti abbiamo stalkerato vedendoti ancora in azione con un paio di Bomber ai piedi e un casco integrale in testa durante una prova di velocità, ma ora siamo certi che quel ritorno tanto desiderato non avverà più.

Nonostante tutto dobbiamo dirti grazie, grazie Bode per averci fatti saltare per aria ad ogni tua singola curva, ad ogni tua singola ceduta, ad ogni tua singola follia, dentro e fuori dalla pista. Qui oggi vogliamo omaggiarti con quelli che secondo noi sono stati i momenti più intensi delle tua carriera, e anche se ben sappiamo che citarne solo 5 non rende giustizia al tuo personaggio, non possiamo che renderti grazie in questa maniera, sperando che presto il mondo dello sci accolga un altro personaggio come te.

Park City, 13 febbraio 2002: giorno della prima medaglia Olimpica di Bode, conquistata grazie ad una manche di Slalom a dir poco funambolica e spettacolare. Tutti si ricordano la sua sciata molto strana e fuori dai canoni, considerata quasi bruttina da coloro che seguono solamente l’estetica e la postura dello sciatore, ma in ben pochi si ricordano come Bode fu uno dei primi a far carvare in maniera perfetta lo sci dall’inizio alla fine della curva, grazie a movimenti del corpo che allora erano pura avanguardia. In quell’occasione si fermò a soli 3 decimi dal vincitore Aamodt, ma quel giorno lo ricordiamo come la sua consacrazione tra i grandi dello sci.

Lake Louise, 27 novembre 2004: reduce dalla sua migliore stagione in Coppa del Mondo e dalla vittoria schiacciante dell’Opening sul Rettenbach, Bode si presenta al cancelletto di partenza della discesa di Lake Louise. Una pista che prima di allora non gli regalò molte soddisfazioni, in una disciplina che solo in rare occasioni lo aveva visto nei top10. Eppure qualcosa stava cambiando, il passaggio a prodotti austriaci con aste arrivate direttamente dallo skiman di Eberarther e i parecchi kg in più presi durante l’estate lasciavano presagire qualcosa di diverso. Risultato? Vittoria netta con un secondo su tutti e strada spianata verso la sua prima Coppa del Mondo, con un cambio drastico di propensione verso le discipline veloci.

Bormio, 3 febbraio 2005: una data che rimarrà impressa per tutta la vita nella mente degli appassionati di sci. Per un risultato particolare? Assolutamente no, per il gesto atletico più spettacolare che il nostro mondo abbia mai potuto ammirare. Dopo aver vinto la discesa infatti, Bode si presenta al cancelletto della combinata con tutti i favori del pronostico, in cerca di un en plein storico ad una rassegna iridata. Dopo la solita partenza non troppo forzata qualcosa però va storto, lo sci sinistro spigola e si stacca su una delle prime gobbe iniziali. Ma Bode senza fare una piega rimane in piedi senza problemi, e continua imperterrito nella sua discesa superando passaggi che fanno paura al mondo intero come la Carcentina e il muro di San Pietro. Inutile dire che nessuno si ricorda che quel giorno il vincitore della gara fu Benni Raich

Whistler Mountain, 21 febbraio 2010: dopo il passaggio a vuoto delle Olimpiadi di Torino a causa dei soliti errori e delle solite uscite infilate in ogni disciplina, Bode si presenta alle Olimpiadi di Vancouver con un solo obiettivo nella testa: conquistare il primo oro olimpico. Buone le prime due gare, con l’argento del superg e il bronzo della discesa, ma manca ancora il metallo più pregiato per entrare definitivamente nell’Olimpo degli sciatori che hanno conquistato oro mondiale, coppa generale e oro olimpico, e visto il suo rendimento stagionale nelle discipline tecniche l’ultima chance arriva proprio dalla combinata alpina. Dopo una discesa così così riesce finalmente a piazzare lo slalom perfetto, una manche da specialista puro come non gli accadeva dalla stagione 2004 dove dominò una certa 3-tre, e l’oro olimpico tanto agoniato finalmente viene messo in bacheca.

Beaver Creek, 5 febbraio 2015: ed eccoci qui, a quello che possiamo confermare sia stato l’ultimo atto della carriera dello sciatore più carismatico della storia. Assente dalle gare dall’aprile precedente. Bode ha puntato tutto sui mondiali di casa, convinto di poter lasciare ancora il segno nonostante i 38 anni di età. Dopo aver pennellato tutta la prima parte del superg, dove aveva addirittura un discreto vantaggio su quell’Hannes Reichelt che portò a casa l’oro, è bastata una ceduta di troppo nella compressione del Golden Eagle per ammazzare l’ultimo sogno di gloria. Taglio sopra il polpaccio e stagione finita, come, adesso lo possiamo dire, la sua carriera.

Ce ne sarebbero di altri momenti clou da descrivere riguardo a Bode, solo a pensare alla sua prima uscita con il 195 a Soelden e lo scarpone zebrato a tre ganci ci vengono i brividi, e ci vengono ancora le lacrime agli occhi ricordando momenti come il salvataggio dopo l’inforcata nel superg olimpico di Torino 2006 o la slaidata sui teli della Streif all’ingresso della stradina. Ma questo era Bode, l’incarnazione vivente del genio e sregolatezza, un’atleta che non vedremo mai più con un pettorale addosso. Grazie di tutto.

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