Interviste, Sport invernali

Autodrive: il ritorno di Carlo Beretta

E’ stato uno degli sciatori protagonisti negli ultimi dieci anni dello sci italiano, un personaggio protagonista anche dopo la linea del traguardo, uno di quelli che precorre i tempi grazie al suo essere diverso. E’ stato protagonista al punto che se qualcuno ci chiedesse chi è Carlo Beretta, non gli racconteremmo delle manche in gigante dove si metteva alle spalle Max Blardone, nemmeno dei suoi risultati ai Mondiali Junior o di quella caduta spettacolare nella discesa di Wengen. Gli racconteremmo altre cose, dei suoi shooting iniziati quando non esistevano ancora gli Smartphone, delle sue sedute fino a tarda notte con la chitarra, del suo carisma in pista fin dai tempi in cui faceva parte di quell’armata chiamata Alpi Centrali e soprattutto per la provocante e innovativa idea di concepire lo sci in tutte le sue sfumature, dallo Sci a V, fino ai caschi aerografati. Ha offerto esempi d’avanzata realizzazione già dieci anni fa di ciò che adesso si chiama SKIPORN. 

Con un cognome così, anche il cibo per Carlo è sempre stato d’importanza capitale, al punto di vedere in numerose occasioni atleti mangiare farine 00 al solo fine di sentirsi parte di qualcosa. Due anni dopo il ritiro dal mondo delle gare, Carlo è pronto a riaprire nuovamente il cancelletto di partenza nel circuito Autodrive. Lo abbiamo intervistato per farci raccontare il perchè e svelarci i suoi piani futuri.

Carlo, che cosa ti spinge a ritornare alle gare dopo due anni d’assenza?

” Direi che non mi ha spinto nulla, non trovavo motivazione fuori da eventi come la Classica di Monza, la GF New York e la Red Hook Crit. Cercando motivazione e adrenalina non posso quindi che presentarmi al via del circuito Autodrive con l’ambizione di vincere tutte le gare”.

Ti sei pentito d’aver lasciato il mondo delle gare due anni fa? ” Sinceramente avrei dovuto smettere prima, un anno per l’esattezza, ma il fatto di dover ritornare al Circolo Sciatori Madesimo, che per me è come il Boca Junior, l’ho sentito come un gesto di riconoscenza”.

Se dovessi renderti conto a stagione in corso d’avere un grande passo, sarebbe azzardato ipotizzare di vederti al via in qualche FIS importante? “Assolutamente no! – esclama mentre apre uno Yogurt Greco-  Non ho la presunzione di presentarmi per ammazzare le gare, mi aspetto solamente di dominarle. Mai tornerei, è come scalare in bicicletta la salita di casa in 35 minuti, mentre i Pro la fanno in 30. I professionisti sono professionisti, gli amatori sono amatori, due mondi completamente diversi”

Nel circuito Autodrive troverai sciatori d’ogni tipo, da quelli con un passato in Coppa del Mondo, a quelli che hanno iniziato a sciare dopo aver lasciato il mondo delle discoteche a vent’anni. Riuscirai a trovare gli stimoli giusti? ” Mi aspetto di trovare l’adrenalina giusta, quella dei cinque minuti, non chiedo altro”.

A che punto sei con il tuo stato di forma? I tuoi diretti avversari hanno usato allenamenti diversi in tutta l’estate, alcuni hanno consumato i ghiacciai, altri invece hanno preferito dilettarsi in lunghe regate in barca. ” A 25 anni credo che con tutte le giornate di sci fatte, il mio corpo abbia memorizzato il gesto tecnico. La sciata ed il piede rimangono, non ho raggiunto un livello TOP, ma deve bastarmi ad avere un buon livello in questo tipo di gare anche con poco allenamento”. 

Un passaggio spettacolare nella discesa di Sella Nevea. VPower

Parliamo di squadre nazionali, ci hai fatto parte per diversi anni e hai conosciuto da vicino quegli  atleti che rappresentano il futuro a partire da Buzzi, Bosca, Battilani e De Vettori. Su chi punteresti alle prossime Olimpiadi? ” Non conosco il pendio, credo che atleti come loro non debbano nemmeno essere giudicati. Nella discesa si matura a trenta, trentadue anni, hanno bisogno di tempo per dimostrare realmente il loro livello. Nel calcio si definisce fenomeno un ventenne quando fa tre passaggi giusti nei dieci minuti finali, nello sci invece si pretende che un ventenne faccia una discesa senza errori con due prove nelle gambe”.

Da pochi mesi Solowattaggio ha ideato lo Skiporn, un credo, una fede religiosa. Chi sono gli atleti del Circo Bianco che più rappresentano e fanno Skiporn? ” Siamo chiari, non abbiamo un Peter Sagan, abbiamo però gente che ispira le nuove generazioni. Matthias Hargin fa cose che altri non fanno, o adesso iniziano a copiare. Fa shooting da solo che fanno più marketing di un’intera federazione. Anche Hans Olsson ha una marcia in più, attira gente che non ha nulla a che fare con lo sci. Sofia Goggia si muove molto bene, mi auguro non diventi troppo commerciale ma è bergamasca. Anche i nostri giovani discesisti fanno Skiporn, ma la loro creatività ha offeso gente che non ha capito il fine dello Skiporn: creare hype“.

 

Dopo questa esperienza, ti sentiresti pronto a governare la FISI? Tra pochi mesi ci saranno le elezioni. ” Mi sentirei maturo per le cose che mi interessano, mentre a livello finanziario la farei fallire il giorno dopo. Mi concentrerei su shooting, video e trasferte nei grandi centri per svolgere attività diverse”.

Lo Skiporn ha oramai invaso i neuroni di ogni sciatore, la mentalità sta cambiando ed ora quasi tutti dànno molto peso a ciò che gravità attorno a questo sport. Che consigli daresti ad un giovane che vuole iniziare a fare seriamente Skiporn” Deve trovarselo lui il suo Skiporn, sono io che dovrei chiedergi consigli. Il mio obbiettivo è fare capire agli sciatori amatoriali che devono essere belli da vedere, non importa poi se non sanno fare una curva sullo spigolo. I must sono comunque casco- maschera della stessa marca, giacca arricciata in modo che il guanto non la spenga e pulizia nei colori”.

A livello di Comitati Regionali chi è che ti ha sorpreso in quanto a Skiporn” Sono tutti uguali, non trovo in loro diversità quando li vedo. Lo scorso anno mi ha impressionato Vinatzer, ha qualcosa di diverso, seleziona le gare a cui punta e fuori dalle competizioni mi sembra un personaggio interessante”.

Chi è lo sciatore più folle che hai conosciuto in questi anni? ” Giulio Bosca! – Esclama mandando di traverso una razione di cereali senza glutine- è il mio idolo attuale. È colui che ha dimostrato quanto in questo sport conti l’intensità e la focalizzazione sui giusti movimenti senza pensare ad accorgimenti inutili. Giulio ha intensità quando serve, mentre quando non scia fa tutt’altro, vive nel suo mondo e questo gli ha permesso di raggiungere alti livelli anche nello studio”.

La tua caduta a Wengen nella discesa di Coppa Europa nel 2014 ha fatto venire i brividi anche a grandi campioni come Steven Nyman e Hans Olsson per citarne alcuni. Che rapporto hai con quella caduta? ” Ho una buona relazione con quella caduta. Mi ha fatto capire che non ero un vero discesista, anche se questo lo avevo già capito facendo l’apripista a Bormio. Avevo brutte sensazioni in quel periodo, mi sentivo chiuso, non ero a mio agio per come apparivo nella vita e nella sciata. Ho detto basta, adesso vado a fare la gare che voglio io. Ho scoperto mondi come il Giappone e l’Australia, la terra promessa”.

Ritorniamo al presente, come pensi di battere il vincitore uscente dell’ Autodrive Tommaso Beggiato? Non credi d’essere un po’ troppo arrogante nelle aspettative? ” A questa età non serve allenarsi molto, ormai il corpo non migliora più nel gesto tecnico, bisogna allenarsi per divertirsi. L’apprendimento vero avviene dai 20-23 anni, devo ricordarmi solamente ciò che ero in grado di fare prima e sarò all’altezza. A livello fisico farò per qualche settimana digiuni serali al fine di togliere gli attriti muscolari senza fare palestra. Mangierò uno Yogurt Greco al mattino, una mela a mezzogiorno con del riso e digiuno serale. Mi basterà poi fare quattro giorni di squat con movimenti lenti per ricordare al muscolo la fatica, poi sarà ora di girate e slanci nelle settimane di gara; vivrò di rendita per i prossimi cinque anni”.

Dicembre è alle porte, il grande sci underground sta per aprire i battenti ed il circuito Autodrive è da anni una delle vetrine più suggestive in Italia. Quest’anno sarà una guerra contro Carlo Beretta, uno che non vuole vincere, vuole respirare aria di competizione e riportare appeal in questo sport. Sarà l’anno dello SKIPORN.

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Nato sulle Dolomiti, innamorato dell’ Austria, del pavé e dei personaggi carismatici

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