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Cara Lindsey… Ancora?

La notizia ormai è gironzolata in lungo e in largo da qualche giorno, ed è arrivato il momento che anche noi diciamo la nostra nel caso Lindsey Vonn nelle gare maschili, ovviamente non solo riportando la notizia, ma lasciando da parte il par condicio e esprimendo il nostro pensiero al 100%.

Cara Lindsey, quello che hai fatto per lo sci alpino in generale nell’ultimo decennio è qualcosa di straordinario, non solo per le vittorie che ti hanno consacrata la sciatrice più forte e importante della storia, ma anche grazie al tuo grande carisma e il tuo fare da showgirl che ha portato al nostro mondo tanto interesse come mai nessuno prima.

Bene, fatta questa premessa è ora di passare al dunque, perché c’è un limite a tutto. Il rinnovo della richiesta fatta alla FIS a qualche anno di distanza dalla prima ha fatto storcere il naso a molti, noi compresi, risultando un labile tentativo da eterna insoddisfatta, oltre che a un affronto nei confronti di quelle avversarie che, come Ilka Sthuek, sono riuscite ad andare più forte della statunitense la scorsa stagione.

La pista dove vorrebbe sfidare gli uomini non poteva che essere Lake Louise, unica tappa in comune oltre alle finali e località dove la Vonn ha vinto talmente tante volte da essere rinominata Lake Lindsey. Lasciando da parte la polemica degli austriaci, che hanno ironicamente chiesto all’americana il perchè non abbia fatto richiesta per piste come la Saslong, la Birds of Prey o la Streif, ritorniamo a dire che ci pare assurda anche una sua eventuale partecipazione in Canada, sostenendo la nostra tesi non solo dicendo che non avrebbe nessun senso per i distacchi che molto probabilmente subirà dai top del discesa mondiale, ma rincarando la dose sostenendo che la Lindsey, complici gli innumerevoli infortuni non è più quella del 2012, anno della prima richiesta e anno in cui dominò senza avversarie la Coppa del Mondo femminile.

A questo punto ci pare più consona la richiesta di Mikaela Shiffrin per poter partecipare ad uno slalom maschile, vista la facilità con cui ha vinto tra le porte strette nelle ultime due annate, non di certo la sua. Come al solito starà alla federazione internazionale decidere sul da farsi, vedremo se sceglierà la strada del buon senso o quella del rumore mediatico.

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