fbpx

Che fine ha fatto Eddy Mazzoleni?

Che fine ha fatto Eddy Mazzoleni? Continua la nostra rubrica sul “Che fine ha fatto”, ma questa volta il protagonista è un corridore che negli anni 2000 ci ha intrattenuto con le sue menate le quali facevano impazzire un uomo che ci manca come Auro Bulbarelli. Molti appassionati del ciclismo si saranno chiesti che fine abbiano fatto quei corridori che hanno creato le imprese dei propri capitani, grazie al loro cuore e alla  loro fedeltà. Molte volte questi uomini dediti alla fatica scompaiono nel nulla, si perdono le loro tracce facilmente, ma nel caso di Eddy Mazzoleni la situazione è totalmente diversa perché questo gregario capace di diventare campione non è sparito nell’anonimato. La scorsa settimana, alla vigilia del Giro di Lombardia siamo stati a cena al suo Ristorante Casanova a Curno. Un incontro pianificato da mesi, troppo suggestiva l’idea di sedersi ad un tavolo e parlare ore e ore con un corridore che ha visto con i suoi occhi un ciclismo da pelle d’oca, nel bene e nel male.

L’ ultima volta che lo vidi fu nel lontano 2007 sulle Tre Cime di Lavaredo, alla ricerca di una maglia rosa con un attacco solitario su Danilo di Luca. Vederlo in una realtà così diversa dopo quasi dieci anni è stato esaltante, Eddy che ci accoglie con un fisico invidiabile da chiunque, asciutto, tirato a lucido e brillante come pochi. Ci accomodiamo ma non siamo certo lì per mangiare, davanti ad un personaggio così la cena passa in secondo piano, non ricordo nemmeno cosa abbiamo mangiato. Dopo due minuti rompiamo il ghiaccio: “Eddy ma Lance?  Cunego?” il texano è stato il vero protagonista della nostra chiacchierata, per lo Swatt Club quei sette Tour sono ancora suoi, come lo sono per Eddy : “Lance era pazzesco, a prescindere da tutto ciò che se ne è detto su di lui ” esordisce il bergamasco illuminandosi, lo fanno ritornare corridore questi discorsi, lo rendono vivo :“ era la forza della natura, nel 2005 vinse il suo ultimo Tour senza fare fatica, negli ultimi 100Km di ogni tappa non mangiava nemmeno, Savoldelli era suo gregario e continuamente lo esortava  ad alimentarsi. Ma lui non aveva problemi, gli bastavano due borracce, noi invece eravamo intenti a mangiare paninetti continuamente per non andare in crisi di fame. Lance riusciva a spingere 550 Watt per 40, anche 50 minuti. Quando c’era Ullrich invece in una tappa fece a finta di stare male facendo circolare informazioni sbagliate alle radioline. I T-Mobile, costantemente in ascolto sul canale Us-Postal misero davanti tutta la squadra a tirare. Alla fine Lance uscì allo scoperto, li aveva fregati giocando ”. La nostra cena continua ed Eddy è sempre al nostro tavolo, le nostre domande lo gasano a misura, quando poi iniziamo a parlare di Damiano Cunego e dei tempi alla Saeco ci racconta tutto. “ Nel 2004 Damiano volava, ricordo che negli allenamenti dicevo a Martino (Beppe Martinelli ndr) che se avesse continuato così al Giro avrebbe fatto i disastri. Quel Giro lo vinse ma poi le nostre storie si divisero”. Sul suo podio al Giro 2007 non ha dubbi: “ quel Giro lo persi sullo Zoncolan, quella salita è stata fatale, troppo ripida  per le mie caratteristiche. Ricordo che nell’arrivo a Terme di Comano la Saunier Duval voleva mettermi alle corde, misero Piepoli davanti a fare un ritmo infernale. Io rimasi a ruota fino ad un certo punto, poi aprii il gas per dimostrare chi comandava. Quell’anno stavo benissimo, non ho wattaggi e numeri da farvi vedere, non ho mai amato guardare troppo queste cose. Facevo molti medi in allenamento fin dall’inverno, sono quelli a farti salire la condizione e poi dal Romandia la mia forma cominciò a crescere ed al Giro ero al massimo”. 

Eddy Mazzoleni al giro 2007. A cronometro diede vere legnate a tutti quanti

Eddy Mazzoleni al giro 2007. A cronometro diede vere legnate a tutti quanti

Un gregario che è riuscito a ritagliarsi spazi da campione quando ne ha avuta la possibilità: “ non è detto che da capitano avrei vinto, probabilmente ero fatto per fare il gregario, la vita da capitano è totalmente diversa, ogni giorno devi essere lì davanti, non ci sono giornate di riposo. Avrei potuto andare in squadra con Armstrong, fu proprio lui a scrivermi un sms in cui voleva firmassi per lui. Io però non lo presi sul serio, credevo fosse uno scherzo. Firmai con la Vini Caldirola e dopo pochi giorni Pier Bergonzi, portavoce di Lance in Italia, mi contattò personalmente. Avevo già firmato e non mi lasciarono andare con la Us-Postal. Se fossi stato in squadra con lui avrei fatto i numeri, ne sono certo”.

Le nostre domande vanno a ruota libera, non c’è una scaletta, seguiamo il cuore e le nostre emozioni, e mentre Eddy serve ai tavoli discutiamo, ci meravigliamo, ci guardiamo negli occhi increduli e pensiamo a cosa chiedergli. Parliamo della T-Mobile e Eddy ha un ottimo ricordo: “ un vero squadrone, Ullrich era un vero animale, ma non faceva la vita da corridore, a volte spingeva rapporti impensabili, gli dicevo di cambiare, ma lui continuava; aveva una testa dura come un muro, un motore più forte di Armstrong. Ricordo anche un giovane Andre Greipel, non era granché, poi negli anni è cresciuto ed è diventato il campione che è ora. Ritengo però Cipollini di un altro spessore; che personaggio il Cipo, nelle volate distruggeva gli avversari e nella vita era un vero bomber “. Quando gli chiediamo del suo rivale al Giro 2007 Danilo Di Luca non ha dubbi: “ Danilo è sempre stato buono, forse ha pagato a caro prezzo questa sua bontà. Quando vinse l’Amstel comprò un Rolex a tutti i suoi compagni di squadra, era un pezzo di pane”. La nostra serata è andata avanti fino a notte fonda, alla vigilia di un Lombardia che avrebbe poi incoronato Chaves. Eddy però non si esalta pensando al ciclismo odierno, la sua analisi è spietata: “ non guardo più le gare, o le guardo veramente poco, non ci sono più i corridori di una volta; non mi esalta più nessuno”. Aspettando la seconda puntata, cogliamo l’occasione per ringraziarlo nuovamente, è sempre bello parlare del ciclismo degli anni 2000, i moralisti non sono molto graditi nello Swatt Club, dopotutto tutti noi durante l’infanzia in bicicletta ci siamo sentiti Pantani e Lance Armstrong anche andando a scuola o facendo il giro del quartiere. Grazie Eddy!

@bauerdatardaga

Nato sulle Dolomiti, innamorato dell' Austria, del pavé e dei personaggi carismatici

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *