Ciclismo, Interviste

Giulio Ciccone: ” Lo Swatt Corner il momento più bello del Giro”

Ci sono voluti mesi a causa dei suoi numerosi impegni, ma finalmente siamo riusciti ad intervistare nuovamente  Giulio Ciccone . Lo scorso maggio, alla vigilia del Giro d’Italia ci aveva raccontato d’essere pronto a misurarsi in una grande corsa a tappe e di mettersi al servizio dei senatori Stefano Pirazzi e Manuel Buongiorno. Sono bastate dieci tappe per consacrarlo, per definire la gerarchia in casa Bardiani, ma gli addetti ai lavori erano sicuri del fatto che avrebbe vinto subito. I tifosi italiani quel giorno hanno scoperto un nuovo campione; sono pochi i corridori in grado di vincere una tappa in un grande giro alla prima partecipazione, per lo più da neopro. Giulio è parte integrante di quel patrimonio di giovani corridori nati tra il 1992 ed il 1996 che tra pochi anni ci daranno grandi soddisfazioni. Ecco l’intervista a questo ragazzo abruzzese, attaccato come pochi alla sua terra.

Ciao Giulio, quando ti abbiamo intervistato a maggio dopo il quarto posto ad Anras al Giro del Trentino ti abbiamo soprannominato la Stella di Chieti. Quella stella è esplosa dopo dieci tappe al Giro d’Italia. Ti aspettavi di vincere al primo anno da professionista ed alla prima esperienza al Giro?
“No, non me l’aspettavo, sapevo di stare bene ma non credevo di poter vincere una tappa al Giro. Quel giorno avevamo pianificato di andare in fuga, poi avremmo studiato la situazione col passare dei chilometri. Essendo al primo anno, ho cercato di mettermi al servizio di Pirazzi fin subito, ma con l’evolversi della corsa mi sono accorto di averne di più rispetto a Stefano. Ci siamo parlati più volte e la situazione sembrava pendere a mio favore anche perché ho risposto in prima persona a più scatti. In cima al GPM ho subito preso la discesa davanti, mi reputo un buon discesista, così ho deciso di far valere queste mie caratteristiche. Ho visto subito Cunego e Pirazzi in difficoltà, quando poi mi sono accorto del loro errore ho proseguito per la mia strada andando a vincere. Quel giorno ho avuto la miglior condizione della mia vita, sullo stesso piano ci metto anche la giornata della tappa dolomitica”.

L’hai detto tu stesso, nella tappa dolomitica hai fatto un vero figurone. Quando sono transitati allo Swatt Corner i big trainati da Michele Scarponi sembrava che il mondo si fosse fermato. Scarponi, Nibali, Kruisjwijk, Chaves Valverde da soli in uno scenario il quale solamente le Dolomiti possono regalarci. Dopo questi corridori però sei spuntato te, da solo, con Bob Jungels a ruota, quasi a significare che dal prossimo anno farai parte di quel gruppo. Che ricordi hai riguardo quella magica giornata?

“Quel giorno ho fatto degli errori, dovevo entrare nella fuga al mattino ma l’ho mancata; nonostante avessi sprecato molte energie con quei tentativi, ho tenuto duro e dopo 14 giorni di Giro ho scoperto di avere forze di cui non credevo l’esistenza. Sono rimasto con i migliori fino a due chilometri dalla vetta del Giau, poi mi sono staccato. Non mi sono staccato senza forze, ero lucido, l’ho fatto per gestirmi al meglio e mi sono meravigliato di arrivare a Corvara assieme a Bob Jungels dopo 240 Km con 4.000 metri di dislivello”.

Quando sei arrivato allo Swatt Corner che cosa hai provato davanti al nostro tifo?
“ Ricordo il tornante verso destra, poi le vostre urla, il vostro Gazebo, tutte quelle persone che mi correvano dietro. É stato il momento più bello del Giro”. 

Giulio allo Swatt Corner sul Passo Giau
Giulio allo Swatt Corner sul Passo Giau

Quanti Watt hai dovuto spingere per essere così protagonista nella Corsa Rosa?
“ Il giorno della vittoria ho spinto 270 Watt medi, normalizzato a 291 Watt per 6 ore, 219 Km e 4.200 metri di dislivello. Ho avuto una Critical Power di 370 Watt medi per 20 minuti. Nell’ultima salita ho inoltre registrato 5 minuti a 412 Watt e 1 minuto a 544 Watt medi. Quel giorno ho speso 5.600 calorie, se ripenso a quella gamba…”

Nonostante questi numeri, hai dovuto abbandonare il Giro quando sembrava ormai fatta. Quali sono stati i motivi del tuo abbandono?
“ Prima della diciassettesima tappa ho iniziato ad accusare un virus, ho tenuto duro per altri due giorni nelle tappe di Cassano d’Adda e Pinerolo ma poi mi sono ritirato. La squadra ha visto il mio impegno, e per non condannare il fisico ad uno sforzo troppo grande abbiamo convenuto il ritiro; è stato giusto così”.

Abbiamo visto che sei molto legato al Re Leone Mario Cipollini, che rapporto hai con il “Cipo”?
“ Mario ci ha seguito per tutto il Giro. Il giorno di riposo prima della mia vittoria a Sestola, l’abbiamo trascorso in bici con lui e ci ha tirato il collo. Abbiamo riso e scherzato, si era messo nei nostri panni, come quando correva ed il giorno dopo quando ho vinto era stupito. É nato un bel rapporto.”

Come sono andate le corse che hai disputato dopo il Giro?

Ho staccato per un periodo, dovuto al calo della condizione. Sono rientrato in gara al Matteotti a Pescara dopo due mesi senza competizioni, nonostante questo la gamba è stata comunque ottima. Il Giro di Danimarca mi ha poi visto sesto nella generale, vestendo la maglia bianca. Con il Limousine la mia stagione si è conclusa”.
Quali obbiettivi avrai il prossimo anno?
“ È ancora presto, credo però di prendere parte nuovamente al Giro. L’obbiettivo sarà riconfermare una tappa, per la classifica è ancora presto. Mi manca ancora la resistenza adatta, non ho ancora il fisico maturo per affrontare al meglio le tre settimane. Inoltre pecco a cronometro anche se questo è stato il primo anno in cui le ho fatte”.

@bauerdatardaga

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Nato sulle Dolomiti, innamorato dell’ Austria, del pavé e dei personaggi carismatici

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