Ham martella, Vettel fa harakiri e Kimi diventa araba fenice: il pagellone del Paul Ricard

Lewis Hamilton, 10: frena come una nonna in curva 1 e vince, convincendo.
Power Unit Evo (… a mezzo servizio) o gommino? Sarà l’Austria a parlare.
Intanto, manco a dirlo, lui è lassù.
Solido.

Max Verstappen, 9: la tragedia in salsa monegasca pare averlo improvvisamente rinsavito.
Di nuovo concreto e veloce, anche se non abbastanza per il coppone grosso.
E occhio alla Red Bull: altroché terza incomoda, signori.

Kimi Raikkonen, 9: nel momento più difficile degli ultimi cinque anni risponde con una prestazione d’altri tempi.
I deliri di mezza stampa circa un suo possibile appiedamento prima della fine della stagione, non troveranno spazio in questo luogo.
Segretamente, crede ancora nel mondiale. Romantico.

Daniel Ricciardo, 7: un problema di qui, uno di là.
Altra gara in difesa dopo un Canada opaco per colpe non sue.
Se non vuole perdere il treno, Honda o non Honda, i suoi devono svegliarsi.
Per lui sarà davvero McLaren?
Nel caso, auguri e figli maschi.

Sebastian Vettel, 5: alla fine limita i danni, ma per vincere il campionato, a volte, tocca pure alzare il piede.
Continua il suo trend di “ingiocabilità” inframmezzata da clamorosi blackout.
La strada è lunga e il (suo) tempo stringe.

Valtteri Bottas, s.v.: voleva vincerla e non gli hanno fatto toccare palla.
Nessuno se n’è accorto, ma quel giro in 35.2 (Raikkonen lanciato verso Ricciardo faceva segnare dei 35 e mezzo) con SS nuove – e fondo danneggiato – è il terribile biglietto da visita del nuovo motore Mercedes.
A Zeltweg, sfiga permettendo, sarà il favorito.

Charles Leclerc, 8: una Sauber nettamente cresciuta e un paracarro come compagno ne drogano l’indiscutibile valore.
Sarà Ferrari. Dal 2020, possibilmente.

Tommy Govoni

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