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Il mondo non sta a guardare

La competizione è feroce là fuori. In ogni ambito. Tanto più nello sport. Non basta avere talento per arrivare, ma oggi più che mai è necessario avere motivazione, intenzione e propensione al rischio per arrivare.
Troppo spesso atleti più o meno giovani si sentono arrivati o si nascondono dietro a un fantomatico talento, e si adagiano sui primi buoni risultati, per poi rimanere sorpresi quando non progrediscono o vengono superati da altri atleti. Ma il mondo non sta a guardare. Mentre ce ne stiamo seduti a crogiolarci nei nostri successi (reali o presunti), là fuori c’è qualcuno che sperimenta, che alza l’asticella, che non si accontenta. Che sposta il limite o addirittura lo cambia.

Val Di Fassa

Impossibile definire cosa sia il limite in modo univoco. Fino a pochi anni fa era impensabile raggiungere certe velocità sugli sci o completare un quadruplo Axel nel pattinaggio o correre una maratona in 2h 01’: 39’’. Eppure oggi c’è gente che quel limite l’ha ri-definito. Il limite non è mai assoluto né definitivo. Il limite è e sarà sempre un concetto in continua evoluzione, le cui regole e parametri sono in progress. Certo, molto dipende dalle tecnologie e dai programmi di allenamento sempre più evoluti, ma l’intenzione dove sta? Perché un limite venga superato e si generino nuovi livelli di competizione, da qualche parte deve primariamente esserci qualcuno che pensa di poter non solo superare quel limite ma anche ri-definirlo.

Il superamento del limite non è più solo un fatto quantitativo, ma anche qualitativo ossia di significato e di natura stessa del limite.Per sopravvivere a questi livelli di competizione sempre più spinta non basta più avere talento o affidarsi all’allenatore migliore. Bisogna fare la differenza, come individui, nell’approccio e nella capacità di cavalcare le onde di questa competitività. Rinunciare a un ruolo da spettatore e guidare il cambiamento nella definizione di limite.

Stiamo parlando di un ruolo pro-attivo che ciascun atleta (ma non solo) può avere nell’approcciare la competizione. Il che non significa unicamente superare un limite pre-esistente ma crearne di nuovi, introdurre nuovi elementi e aprirsi all’esplorazione di qualcosa che non c’è piuttosto che andare oltre a qualcosa di già dato.
Perché là fuori ci sarà sempre qualcuno che, mosso da spinte ben più decisive, supererà nuovi limiti e detterà nuove regole e nuove logiche competitive.

Psicologa e mental coach, mi occupo di mental training e della massimizzazione della performance sportiva. Sempre di corsa, ma senza scorciatoie.

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