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il problema del ciclismo amatoriale italiano

Il problema del ciclismo amatoriale italiano

In questo 2019 di ciclismo amatoriale italiano ne abbiamo sentite di tutti i colori: dovrebbero togliere le classifiche alle Granfondo”, “dovrebbero fare le partenze alla francese” o sentenze come “i primi 50 sono tutti pieni”, “Noi amatori andiamo più dei Pro”, “I primi vanno perché lavorano meno di noi”, “Se avessi tempo andrei forte anche io” e così via. C’è chi non ha ancora capito la differenza fra agonismo e turismo e chi invece se la sente troppo, o forse non ha capito che fare l’atleta non è solamente allenarsi e andare a fare le corse alla Domenica mattina. Questi sono i pensieri che racchiudono gli ideali del ciclista amatoriale italiano, al quale però non dobbiamo dare tutte le colpe. Il problema del ciclismo amatoriale italiano è questo: non esistono graduatorie, non esistono livelli, non esistono paragoni veritieri. Nel ciclismo amatoriale italiano non esiste la meritocrazia e la possibilità di confrontarsi realmente con gente del proprio livello, piuttosto che con gente pari età.

In Italia non esistono Categorie di merito, ma di età: una grande corazzata Potemkin. Negli USA, nel Regno Unito e perfino in Australia il sistema amatoriale permette a chiunque di gareggiare con corridori di pari livello a prescindere dall’anno di nascita. Se sei forte gareggi con chi ha il tuo passo, se sei scarso gareggi con quelli che non la muovono come te. Puoi avere 20, 30, 40 o 50 anni che non fa differenza, la tua classifica è basata sul tuo livello, non sulla tua carta d’identità. E’ come i videogames Arcade anni ’80: se sei bravo sali di livello, se non lo sei abbastanza rimani li, dove dovresti stare. Un sistema che in primis eliminerebbe pregiudizi, lamentele e abbasserebbe le orecchie a molti finti atleti. Così anche i post Instagram e Facebook del 90% degli amatori italiani verranno rivalutati, perché ci sarà la carta che canterà.

Il classico “piazzamento di categoria” verrebbe completamente rivalutato in questo modo, creando nuovi stimoli per raggiungere un risultato, livellando le classifiche, mantenendo alto lo spirito competitivo in qualsiasi momento e dando un vero obiettivo agonistico anche a gente che magari ha 150 watt alla soglia.

Guardando oltreoceano possiamo valutare il sistema ciclistico USA come più democratico di tutti: un neo amatore si iscrive alla USAC, inizia la sua “carriera” da ciclista partendo dalla Categoria 5, il livello più basso, a mano a mano tramite un sistema di promozione basato su punteggi e presenze alle corse può raggiungere la Cat.4, poi la Cat.3, la Cat.2 e può scalare la vetta fino alla Cat.1, il livello più alto. In alcune occasioni dove le gare sono Open c’è anche la possibilità per questa categoria di correre contro i Professionisti, gambe e cilindrata permettendo. E’ proprio così, ci si può confrontare contro i Pro statunitensi anche se non si ha un contratto con una squadra e il ciclismo non è il proprio lavoro.

Questa formula open è presente anche in altri stati europei, ma non in Italia. Sarebbe bello vedere confronti diretti dei nostri top Amatori contro i Pro di livello Continental, almeno smetteremmo di sentire frasi in griglia di partenza come “andiamo più dei Pro” o altre fantasie provinciali. (Si, l’abbiamo sentito veramente.) E chi avrà veramente la gamba potrà dimostrarlo con i fatti. Magari qualche amatore che va più dei Pro c’è veramente.

Stessa cosa accade nel Regno Unito, anche se esistono i livelli fino ai 29 anni, poi le categorie master vengono divise per età. Ma è comunque un sistema molto interessante per gli atleti che vogliono confrontarsi al massimo delle possibilità, poiché si può diventare elite tramite punteggi e classifiche, competendo dunque con corridori più forti. Per esempio un Tommaso Elettrico, uno degli amatori italiani più forti, potrebbe correre contro ciclisti che hanno contratti Professionistici. Meritocrazia, opportunità, competizione e nuovi obbiettivi, più concreti. Ci sono amatori britannici che hanno corso individualmente il campionato nazionale. In Italia o sei Amatore o sei Professionista. Non esiste via di mezzo, non esiste un flusso continuo di attività post Under 23, non esistono gradi differenti di competizioni.

Non si salva l’attività ciclista amatoriale eliminando le classifiche, togliendo i tempi, togliendo i prosciutti e le salse come premi post gara, ma creando un luogo di scontro ad “armi pari” per ogni concorrente. Come nel Golf, nel Tennis, nello Sci Alpino e in molti altri sport individuali dove il ranking determina il tuo gruppo di appartenenza e il tuo valore e di conseguenza anche il tuo ambiente competitivo. Creare delle categorie per livello significa anche dare più possibilità di ingresso nel mondo agonistico anche ai novizi del ciclismo, attualmente relegati ai loro giri domenicali con il gruppo della squadra o paralizzati dall’ideale che alle gare “vanno tutti troppo forte”, che non è assolutamente vero. Se siamo amatori un motivo c’è.

Forse è presentando le medaglie di partecipazione al traguardo che faremo morire le competizioni amatoriali, ma questo è un altro discorso. Un discorso più importante e che poggia le sue basi sulla cultura sportiva del nuovo millennio. Ma forse qui ci spingiamo oltre.
O forse entriamo sempre più in profondità nella nostra crociata, per uno sport che vive di agonismo.

Ma forse a noi italiani piace raccontare di una Top 400 alla Maratona delle Dolomiti, ci piace andare del nostro passo perché altrimenti “saltiamo” compromettendo un buon risultato “contro gente che lo fa di mestiere anche se è un amatore”.

Ex sciatore Pro(?) Amo la Roubaix, Kitzbuhel e i non campioni che hanno stile e vincono ogni tanto.

9 Comments

  1. Gian Claudio Reply

    Concordo in pieno, il confronto alla pari sarebbe molto interessante ed anche molto motivante perché basato sui risultati ottenuti in corsa.

  2. William Da ros Reply

    Penso che Carlo Berry sia intellettualmente troppo AVANTI per la sua visione dello sport che noi amiamo e pratichiamo (quasi) tt i giorni … coglie sempre nel segno e dispiace che in tanti anni nessuno di quelli che potrebbero riformarlo questo sport non prenda spunto !!! Io apprezzo moltissimo le tue analisi , continua a farle

  3. Tichele Reply

    Anni fa quando la tv era ancora in bianco e nero era possibile per ciclisti amatori partecipare ad eventi riservati ai dilettanti, ma solo pochi eventi; in questa maniera chi si sentiva più forte poteva effettivamente mettersi in gioco in corse vere di un altro livello.

    L’esempio riportato di USA/Australia e UK è molto bello ma avendoci pensato spesso bisogna ricordare una cosa importante; i numeri dei ciclisti in quei Paesi è relativamente molto diverso da quelli nostri.
    Per fare un esempio; qui da noi può capitare di avere anche 2 tipi di corse nella distanza di 1 ora di macchina, mentre in America sento parlare di 3/4 ore anche solo per partecipare a gare di 40 minuti (si, i crit sono eventi molto molto brevi).
    Quindi per questo capita di vedere in qualche evento locale anche dei prof o elite; non avendo molta scelta prendono parte a corse locali con gente che è amatoriale (fino al CAT1 credo si possano considerare amatori).

    Quindi è un discorso complesso.
    La scelta di ricadere nelle classifiche per età personalmente non mi piace, una classifica di merito a punteggio sarebbe molto più veritiera, ma la FCI si è dovuta adattare anche a quelle che sono le direttive dell’UCI con le varie categorie Master.

  4. SKILLY Reply

    Daccordissimo con te, sostengo al 100% le categorie, mi è capitato più volte di correre Criterium e gare di Cyclocross in Australia ed è una cosa divertentissima perchè corri contro i tuoi amici e contro quelli al tuo stesso livello, cosa che qua purtroppo non esiste, ed una cosa è sicura, avvicinerebbe taaaaaanta ma tanta più gente alle gare ed alle competizioni!

  5. Edoardo Reply

    introdurre le categorie “alla americana” qua da noi sarebbe il massimo… anche organaizzando un circuito proprio dove si faccia valere quel genere di divisione se la FCI (scrivo lei, ma non sono sicuro di aver beccato l’ente giusto, non sono esperto della parte burocratica…) non ha intenzione di venire incontro a questo sistema, effettivamente l’unico che può garantire stimoli a chi vuole correre da agonista.

    ps. gareggio da poco e già mi sono scocciato del “provincialismo” in griglia, watt rubati all’agricoltura

  6. Giorgio girardi Reply

    Da appassionato pedalatore, ok diamo la possibilità a chi si bomba di più di competere con i continental..non si rendono neanche conto, in una discesa beccano due minuti. O no ?

  7. Pietro Passuello Reply

    Anche un sistema di ranking a punteggio dell’atleta, modello fis o fisi in base al distacco preso dal primo e ad un coefficente di gara dato dalla durezza e dalla lunghezza del percorso……tutta fantascienza sportiva credo.

  8. Enrico T. Reply

    Un po’come succede ora nelle gare online sulle piattaforme tipo Swift: categorie in base al rapporto peso/potenza e la gara diventa sempre avvincente perché si lotta ad armi pari. Ovviamente nella realtà non si può fare, ma un ranking all’americana sarebbe auspicabile.

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