Psicologia

Il tuo lavoro è vincere

Il tuo lavoro è vincere. O almeno provarci. Penso che questo sia il ruolo di un atleta. Quello di dare tutto. Ogni volta che si affaccia a una gara, un atleta è chiamato a esprimere il proprio meglio. Un atleta non può permettersi di “vivacchiare”, ma deve dare sempre il massimo. Per il semplice fatto che questo è il suo lavoro. Non può limitarsi a godere dello status di atleta, ma è chiamato a fare i conti con tutto ciò che il suo lavoro implica: fatica, infortuni e disagi. Se un atleta affronta annoiato gli allenamenti o se pensa di aver fatto il proprio dovere solo perché è in campo o in pista, non possiamo dire che stia facendo il proprio lavoro.

Un atleta gareggia. E in una gara c’è un vincitore e poi tutti gli altri. L’obiettivo è quello di arrivare in cima. Ovviamente non sempre si può vincere. A volte questo non succede mai. Ma ciò che conta è che ogni volta che un atleta entra in gara deve approcciarsi ad essa con la voglia, il desiderio e la consapevolezza di voler provare a vincere. Allora sì che potrà dire di aver fatto il proprio lavoro. È una questione di atteggiamento e di approccio alla competizione. Un atleta è chiamato a mettere da parte le proprie paure e insicurezze. È chiamato a non badare ai giudizi e al timore del fallimento. Troppo spesso vediamo atleti imbrigliati dalla paura di sbagliare, che scelgono di non osare ma di rimanere nella mediocrità per paura di commettere un errore che “poi chissà come verrà giudicato”.

Chi adotta un approccio di questo tipo si fa del male da solo, perché non si concede la possibilità di mettersi davvero in gioco, di fare davvero il proprio lavoro e, quindi, di provare a vincere. Mi rendo conto che adottare un approccio di questo tipo non è sempre facile perché a volte ci sono tante variabili in gioco (il posto in squadra, la stima di allenatori e famiglia, investimenti economici), ma se guardiamo bene soltanto adottando l’approccio del provare a vincere si potrà realmente cercare di rispondere alle aspettative proprie ed altrui. Altrimenti si rimane in bilico. Altrimenti l’atleta finisce col provare frustrazione, insoddisfazione e un senso di incompletezza, la sensazione di non averci provato fino in fondo.

Chi ha la possibilità, le doti fisiche e tecniche è chiamato a sfruttare appieno l’occasione che si è fin lì costruito. Vivere appieno la propria professione di atleta, farsi carico della responsabilità che questo implica e sfidare i timori che a tale responsabilità si accompagnano, sogno gli antidoti ai se e ai ma….E se avessi davvero provato a vincere?

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Psicologa e mental coach, mi occupo di mental training e della massimizzazione della performance sportiva. Sempre di corsa, ma senza scorciatoie.

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