Il mondo dello sci, Rubriche

L’alimentazione nello sci alpino

Se pensate di trovare fra le righe la dieta ideale per uno sciatore vi sbagliate, perché purtroppo non c’è la soluzione ai vostri problemi. Dopo avervi parlato dei krapfen di Hans Olsson, delle grigliate di Beat Feuz e delle torte proteiche sfornate nel territorio bresciano mi sembrava opportuno tentare di approfondire il discorso sull’alimentazione in modo abbastanza ironico quanto reale. Gli appassionati spesso chiedono: “Ma seguono una dieta gli sciatori?” La risposta nella maggior parte dei casi potrebbe essere un “si”, anche se poi bisogna sempre fare i conti con il buon Ronald Mc Donald.

Durante l’estate la buona volontà non manca a nessuno e le colazioni pre allenamento nella maggior parte dei casi prevedono gallette di riso invece che brioche, donuts e panini con la Nutella. Pranzi e cene sono sempre bilanciate in base ai carichi di lavoro giornalieri e l’idea di perdere qualche punto di percentuale di massa grassa alletta chiunque, anche perché la settimana di vacanza al mare bisogna affrontarla in determinate condizioni. Diciamo che non si vedono mai atleti impartirsi diete in stile Chris Froome o Novak Djokovic, ma comunque si fa molta attenzione evitando dolci e cibi poco sani.

Ma poi incombe l’inverno, calano le temperature e iniziano le trasferte negli alberghi meno interessanti d’Europa. Ed è qui che cominciano i problemi per molti giovani sciatori. Qual’è il modo migliore e più rapido per smaltire moralmente le batoste e le prestazioni imbarazzanti? Merende di gruppo a base di Nutella e patatine, panini recuperati in fretta e furia nel negozio alimentari più vicino all’albergo, tranci di pizza, merendine della Mulino Bianco e soprattutto un bel menù carico di calorie da Mc Donald’s, la mecca del post-gara. Sawan Serasinghe (l’atleta australiano di badminton che a Rio 2016 si è sfogato con tanti McMenù dopo una sconfitta) è un principiante se paragonato agli sciatori.

Certo poi esistono anche i salutisti, ma raramente ho ricevuto unno” come risposta alla domanda “Tappa da Mc?”

Inoltre perché non sfruttare le trasferte mondiali anche come viaggio culinario? Dulce de leche in Argentina, Emmentaler in Svizzera, flatwhite e chunky beef fra Australia e Nuova Zelanda, baguette in Francia, salmone in Norvegia, canederli in Alto Adige e per i più fortunati sushi e dorayaki in Giappone.

“Tanto poi si va in discesa” (semi-cit).

 

@carloberry

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Ex sciatore Pro.
Amo la Roubaix, Kitzbuhel e i non campioni che hanno stile.

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