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Lieber Marcel, danke fur alles

Lo dico, lo ammetto. Sono stato preso alla sprovvista. Me lo vedevo già in partenza a Soelden, pronto a vendicare le disfatte di Kranjska e Soldeu, pronto a riprendersi ancora una volta il posto che gli sarebbe spettato. E invece? Invece nulla. Tutto così, in due settimane. L’incontro con i giornalisti ad Annaberg annullato e questa conferenza stampa in diretta tv nazionale, con tanto di live della Red Bull e traduzione in inglese. Un fulmine a ciel sereno, nient’altro. Non mi vedrete scrivere ha fatto bene, non mi vedrete scrivere che era arrivato il suo momento. Questa volta voglio pensarla in maniera egoistica, voglio scrivere che purtroppo, senza la sua guida, difficilmente la coppa del mondo sarà la stessa.

Ho imparato a supportarti e idolatrarti fin da subito, fin da quando con quel nono posto nello slalom di Adelboden nel 2008 hai fatto il primo passo tra i grandi con ancora i capelli ossigenati e i Blizzard ai piedi. Da lì in poi ti ho sempre seguito, gara per gara, risultato per risultato, trovando sempre in te l’unico idolo sportivamente parlando. Non voglio quindi parlare solo di record e medaglie, di coppette e di coppone, voglio scrivere questo tributo ricordando i motivi che mi hanno sempre confermato che sei stato il mio idolo indiscusso.

 

Molti oggi ti idolatrano, scrivendoti i classici ”Goat” e ”Grazie di tutto”, dimenticando i momenti in cui hanno provato a metterti in croce dandoti del disonesto. Ebbene sì, chi si dimentica certi episodi. Le inforcate a Wengen e Kitz 2012 dove hai continuato senza nulla fosse, le smorfie del 2017 per una serie di mancate vittorie per pochi centesimi. Classici esempi di comportamenti sportivi che tanto vanno in contrasto con il moralismo e l’etica del buon sportivo. Eppure ci hai messo poco, anche dopo certi episodi, a rimettere a tacere tutti.

Io voglio ricordare cos’è successo dopo quei momenti, quella manche a Schladming sempre nel 2012 in cui hai zittito tutti, grazie ad una superiorità tecnica devastante, dopo quelle inforcate che avrebbero mandato in bornout cerebrale chiunque altro. Oppure quel finale di stagione del 2017 con la doppietta ai mondiali frutto di una costante ricerca e un lavoro indescrivibile volti alla perfezione.

Ebbene sì, sono stati anche questi i tuoi punti di forza nei momenti difficili, la capacità di cambiare fisico da un anno all’altro in base alla disciplina dove peccavi o dove eri “soltanto” secondo al mondo, la capacità di cambiare set-up e scegliere sempre quello corretto di gara in gara. Per non parlare poi di una superiorità mentale che hai sempre avuto: “He knows in every moment what he has to do”.

Mi sento fortunato per essermi potuto godere la tua era, per aver esultato alle tue vittorie e per aver avuto il batticuore per le tue seconde manche, ogni qualvolta chiudevi in testa. Potrei elencare ad una ad una a memoria le tue 67 vittorie, da quel gigante fatidico in Val d’Isere del 2009, dove dominasti tra le maglie impervie della Face de Bellevarde davanti a Max Blardone, fino a Schladming di quest’anno, forse la vittoria più schiacciante nel tempio dello slalom dopo i due mezzi passi falsi di Wengen e Kitz.

E’ proprio per questi motivi che avvertirò la tua mancanza non vedendoti più al cancelletto di partenza, hai lasciato troppo a me e all’intero mondo dello sci.

Grazie di tutto Marcel, a presto.

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