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Lunga vita ai tifosi fiamminghi

Pensi di sapere tutto dello sport, del ciclismo, dell’agonismo. Pensi di conoscere tutti i corridori, di sapere le tattiche delle squadre, di come usare una bicicletta. Pensi di essere un buon ciclista in generale. Ma poi esci dall’Italia, passi dalla Svizzera, passi per Germania e Lussemburgo e ti ritrovi in Belgio. E qui capisci che di ciclismo non hai mai capito niente di niente. Qui capisci che hai appena valicato il confine che ti porta allo stesso tempo alle porte del paradiso e dell’inferno. Un’esperienza che ogni appassionato di ciclismo deve vivere almeno una volta in vita sua, meglio se in età giovanile. Lunga vita ai tifosi fiamminghi.

Il tifo italiano è bello, bellissimo. Le strade durante il Giro d’Italia sono spettacolari e il mese di Maggio è un periodo che vorremmo prolungare fino alla fine della nostra esistenza. Il contorno della corsa Rosa è magia, è vero, ma quando entri nella terra dei fiamminghi tutto questa nostra concezione di ciclismo e spettacolo scende di un livello e torna ad essere normalità. Perché in Belgio è tutto elevato all’ennesima potenza grazie ad una specie di tifoso che mai e poi mai dovrà estinguersi. Andare a seguire una classica del Nord vi cambierà simultaneamente e per sempre la concezione di sport, agonismo, tifo, passione e amore per la patria.

Il primo contatto con i fiamminghi non è dei più cordiali. Hanno le stesse caratteristiche del loro territorio, sono fatti della stessa sostanza di cui sono fatte le pietre: sono duri, veri, diretti. Non c’è spazio per parole al vento e moralismo, c’è sport allo stato puro, c’è sport che è più sopravvivenza e sofferenza, c’è ciclismo antico e moderno, ciclismo epico. Se Omero fosse ancora vivo è di tutto questo che scriverebbe.

Il tifoso fiammingo conosce per nome ogni partente, dal numero uno al 200. Il tifoso fiammingo riconosce i corridori dalla pedalata, racconta vita morte e miracoli di ogni Leone delle Fiandre, di ogni atleta che ha scritto la storia sulle pietre, di ogni mostro sacro che ha messo il padellone arando i campi belgi. ll tifoso fiammingo conosce ogni via, ogni pietra, ogni settore in pavé delle corse fiamminghe e della Roubaix e ne parla come se fosse il suo giardino di casa, come se fosse il suo parco giochi. Il tifoso fiammingo venera l’agonismo, è fedele fino alla morte ai suoi corridori e rispetta i vincitori e la vittoria. E se odia qualcuno lo odia e basta, senza moralismo.

Il vero tifoso fiammingo non segue le corse in sella alla sua bici, ma raduna la famiglia, amici, parenti, nonni, zii, morose ed ex fidanzate e parte con il suo camper per andare anche a soli 10 chilometri di distanza. Una volta accampato prende la sua bandiera che custodisce per 364 giorni come se fosse il Santo Graal e la pianta nel terreno: gialla con un leone rampante nero. L’oggetto più bello da fotografare durante le Classiche del Nord, il regalo più bello che un adolescente possa fare alla sua amata. E poi inizia la festa, grigliando carne a fiamma viva, friggendo patatine e venerando le specialità di casa: Kwaremont, Duvel, Stella Artois e così via. Si accende lo stereo, si sento le prime note: è lui, Jimmy Frey con la sua Saragossa e un ritornello che ti entra nel cervello per non uscirne più. E poi partono i cori.

La corsa la si segue tutti insieme davanti a televisori con poca definizione, rigorosamente con la telecronaca di Sporza. La vecchia guardia si presenta sempre con radio portatili collegate a radio corsa o a qualche radio locale che trasmette dirette live in fiammingo. Ci si siede sui propri sgabelli, si parla solo di ciclismo, Patrick Lefevre, Boonen, Vandenbroucke, Van Petegem e Museeuw e si vive questa attesa come se fosse un rito, una festa nazionale, un matrimonio che avviene ogni anno fra tifosi e ciclismo, fra corridori e Fiandre.

Le Fiandre vivono solamente per circa un mese all’anno con un’intensità stratosferica. I corridori che abitano in quei luoghi possono vivere anche senza calendario, capiscono dai volti e dal fare della gente quando è tempo di classiche. “Lo si sente nei supermercati, nelle strade, in ogni città. I tifosi sono tornati a vivere. E’ tempo delle classiche”. Un periodo vitale che finisce con la Roubaix, poi tutti gli appassionati di ciclismo torneranno a competere nelle loro kermesse sotto al campanile, per emulare i propri idoli ed attendere con ansia un’altra sequenza di Classiche del Nord.

Le Fiandre e quella parte di Francia che per un giorno diventa Nero-Giallo-Rossa sono il paradiso e l’inferno allo stesso tempo. Paradiso da ammirare, Inferno da correre.
E alla fine rimane solo spettacolo e amore.
Lunga vita ai tifosi fiamminghi, lunga vita alle Fiandre.

Lunga vita ai tifosi fiamminghi

Lunga vita ai tifosi fiamminghi.

Ex sciatore Pro(?) Amo la Roubaix, Kitzbuhel e i non campioni che hanno stile e vincono ogni tanto.

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