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Mikaela Shiffrin: la solitudine dei numeri uno

Vendetta, rivincita, crisi, beffa. Parola sentite e risentite, lette e rilette in ogni telecronaca o in ogni rivista di sci alpino ogniqualvolta la Shiffrin non vinca una gara di Coppa del Mondo nelle sue discipline. Ormai Mikaela ha abituato tutti così, deve vincere con distacchi abissali ogni gara a cui prende parte. Vi ricordate lo slalom delle olimpiadi? Bene, un quarto posto che diede libero sfogo a tutti i pensieri perversi dei media che seguono questo mondo, come se per un attimo si fossero invertiti i poli. E’ bastato un quarto posto, una medaglia mancata per pochi centesimi e già si cominciava a parlare di declino, nonostante la seconda coppa generale messa in bacheca già a gennaio e un oro conquistato pochi giorni prima.

Cosa successa anche in questa stagione, già due volte da quando è iniziato il nuovo anno: sia al parallelo di Oslo sia l’altra sera a Flachau. Due secondi posti dietro la slovacca Petra Vhlova, due secondi posti che a molti hanno fatto rivivere le immagini delle scorse Olimpiadi e che di nuovo hanno spalancato le fauci di chi non aspetta altro che mettere “Her majesty” sul trono delle imputate.

Ma nessuno si è mai chiesto cosa possa pensare lei dopo una sconfitta? Cosa possa passarle per la mente ogni volta che taglia il traguardo e vede comparire la luce rossa? Beh, vista l’espressione nel immediato dopo manche un’idea ce la siamo fatta.

La Shiffrin è una macchina da guerra, un’atleta studiata nei minimi dettagli fin da bambina, che ha fatto sì del talento, ma anche del duro lavoro la sua arma vincente. Su questo non ci possono essere dubbi, è la numero uno sotto ogni punto di vista. Avete mai visto una sciatrice fare girate con 90 kg come se fosse burro, o squattare con 170 kg senza cintura? Con tutto il talento del mondo non arrivi a 23 anni con 52 vittorie in Coppa del Mondo, ottenute in tutte le discipline.

Che sia un personaggio montato a tavolino può anche essere, che non abbia rispetto delle avversarie e le snobbi con gli atteggiamenti tagliato il traguardo pure, ma la sua espressione l’altra sera ha lasciato trasparire tutto. Perchè nella mente dei numeri uno, la piazza d’onore vuol dire solo una cosa: essere il primo degli ultimi. Agonismo allo stato puro, forze mentali e fisiche incentrate su un solo risultato possibile. Risultato che se non arriva, potrebbe compromettere qualcosa nella mente di un’atleta simile, ma visti i precedenti che può anche spingere a superare di nuovo il limite e tornare sempre sul gradino più alto.

Non ce ne vogliano Petra Vhlova e la sua tenacia nel raggiungere finalmente l’obiettivo atteso dal primo slalom di stagione, ma la regina tornerà presto al suo posto. Perchè difficilmente i numeri uno mollano il colpo per due appuntamenti consecutivi.

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