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Misteri su Marcel Hirscher

Sessantatre vittorie, fermatevi un attimo e respirate, sessantatre vittorie, due ori Olimpici, medaglie ai mondiali da farci il minestrone, sette Coppe del Mondo generali ed un’onnipotenza che sembra ancora ben salda nonostante pochi giorni fa nel gigante di Saalbach si sia preso un giorno di ferie e a Campiglio abbia inforcato senza continuare come agli albori della carriera. Marcel Hirscher, un diavolo, un personaggio che non lascia trasparire nessuna emozione, un ragazzo che nello slalom ai Mondiali di Schladming 2013 ci fece capire quanto la pressione fosse solo una spinta verso il traguardo, anzichè un freno come accade in quasi tutti gli sportivi di questo pianeta. Un ragazzo riservatissimo, viene da ridere ma non ha ancora trent’anni e sembra trascorso un secolo da quando mise piede nel massimo circuito. Ricordo che nel 2007 in Austria a bordo pista venne battezzato come l’erede di Benni Raich, undici anni dopo ecco la storia dello sci riscritta dallo sciatore più vincente della storia, un ragazzo in grado di diventare più popolare di Papa Francesco nel paese più cattolico della terra.

Val Di Fassa

Ma cosa sappiamo su Marcel Hirscher? Tipo molto riservato, zero bravate, tolto quel incidente contro un albero con la sua nuova R8 a poche settimane dalla vittoria della prima sfera di cristallo. Pochi giorni dopo lo vidi assieme al padre sulle nevi di Kaprun spacciarsi per un turista e rimanendo impassibile davanti ai ragazzini che ineggiavano il suo nome. Quel giorno sembrava un turista nella sciata, in realtà era Marcel Hirscher, lo sciatore più forte di quel 2012. Sciava come un pendolo avanti e indietro, facendo perno sulle code a fine curva con lo sci che gli dava una risposta assurda disegnando scodinzoli come Giotto.

Ritornando al personaggio, c’è veramente poco da dire, un corpo da Michelangelo alto 173 Cm, un peso che varia nel corso della stagione dai 76 agli 82 Kg, 43cm la larghezza delle sue spalle ed una cassa toracica con 105 cm di diametro. Due soli infortuni in carriera allo stesso piede, il sinistro. Stessa ragazza da quando si è rivelato al grande sci, nessun calo di prestazione, una rincorsa a Ligety nei primi anni, preso e superato dopo in estate che lo vide presentarsi a Solden con un fisico trasformato, ed una fuga da Kristoffersen quando il norvegese si è fatto sentire sulle sue code; con il norvegese pare esserci una complicità sportiva che ricorda i duelli degli anni novanta. Per ciò che ha vinto, possiamo dire senza riserve che allo sci alpino abbia dato poco in termini di popolarità, i benzinai sono la massima espressione del termometro sulla popolarità di uno sportivo. Provate a chiedere ad un benzinaio di Milano se conosce Marcel Hirscher.

Dopo questa premessa, in queste settimane ho provato ad indagare e capire qualcosa in più sulla sua sciata. Perchè bisogna dirlo, da sette anni quando scende non si guarda più il suo modo di sciare, si guardano i suoi occhi ed il suo atteggiamento ogni volta in cui apre il cancelletto, aspettando il colore verde degli intermedi per esplodere in un boato o dire il solito: ” è mostruoso”. La sua sciata è irreplicabile, in quanto le componenti fisiche e mentali giocano un ruolo di primo ordine. Molti atleti cercano la linea di Hirscher, ma l’intensità dell’austriaco è qualcosa che non appartiene a questo pianeta. Partendo dai materiali, nel 2014 iniziò a circolare la voce che avesse iniziato ad usare uno sci Nordica, subito smentita anche davanti agli addetti ai lavori che tuttavia continuano ad essere fermamente convinti di ciò. Nella finish area di Campiglio anche un profano avrebbe capito vedendo i suoi sci appoggiati alle rastreliere che ci fosse qualcosa di diverso rispetto agli altri piloti Atomic.

Ho così contattato un allenatore del massimo circuito, l’allenatore di uno sciatore che negli ultimi cinque anni ha centrato podio e vittorie in slalom per capire qualcosa in più sul fenomeno austriaco. ” In gigante fa linee anomale. Guardate le ultime seconde manche di questi anni con le buche, Kranjska Gora e la gare di Val D’Isere. Gli sci degli altri atleti sbattono, notate addirittura quanto si muova la testa dei suoi avversari e non la sua. Vogliamo parlare della sua curva? Non è pulitissima, quasi sporca l’inizio curva per poi sfruttare la sciancratura facendo linee che altri non fanno in questo momento. Un’altra cosa affascinante è questa: in cinque anni d’allenamenti a Reiteralm non l’ho mai visto spingere al massimo. Poi, come per magia ecco arrivare alla sera il foglio dei tempi con manche pazzesche, Quando fa i tempi migliori? Quando noi infascettiamo gli sci e spegnamo le telecamere per tornarcene in albergo. Hirscher quando vede le telecamere alza il piede, quando scappano ecco che cambia gambaletto e sci. E i bastoncini da slalom? Può sembrare banale, ma non hanno lo stesso peso, per equilibrare alcuni scompensi del fisico”.

Marcel Hirscher nella prima manche di Campiglio. Un’altra dimostrazione di una miscela di tecnica, fisicità e determinazione incarnate nella sua sciata. Guardate il taglio della sua sciata in un punto in cui gli avversari sono stati costretti ad interrompere la masisma conduzione

Forse Kristoffersen nei prossimi anni potrebbe essere il nuovo Hirscher, ma probabilmente non ha la capacità dell’austriaco di scegliere il materiale. Immaginatevi soli in uno skiroom con cinquanta paia di sci davanti ai vostri occhi e di doverne scegliere uno solo per la gara del giorno dopo. A Saalbach nel gigante è evidente che qualcosa sia andato storto, ma non possiamo sapere se sia stato un test su qualcosa di nuovo che magari vedremo in futuro. Si parla troppo poco di materiali nelle discipline tecniche e probabilmente questa sua percezione nella scelta del materiale adatto a neve e pendio lo fa partire ogni volta con un minimo vantaggio. Guardate la vittoria a Beaver in gigante lo scorso anno, era avanti anni luce rispetto agli avversari con lo sviluppo dei nuovi trenta metri nonostante l’infortunio. E lo slalom delle Olimpiadi? “Aveva testato quintali di sci nei giorni precedenti, segno che non era sicuro e vedere Hirscher uscire così è statà una novità”. Bode Miller ha sempre dichiarato quanto lo sci sia uno sport super equipment dependent, e per dominare in questo millennio significa che Marcel Hirscher possiede questa dote innata e soprattutto invisibile a tutti. Nella serata al Piano 54 poi un’altra chicca da uno sciatore in gara sul Miramonti: ” Marcel non usa i nostri stessi materiali, i suoi sci sono diversi dai nostri”.

Caro Marcel, un giorno forse ci rivelerai qualcosa, nel frattempo non possiamo fare altro che ammirare la tua concezione di vita ed il tuo istinto agonistico. La consapevolezza d’avere un dono innato, ricercando ogni giorno la massima intensità nei lavori e trovando stimoli quotidianamente per alzare il livello dello sci.

Buon Natale Marcel.

Nato sulle Dolomiti, innamorato dell' Austria, del pavé e dei personaggi carismatici

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