Sport invernali, Swatt news

Oltre il dolore, il fuoco della passione

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Qualche giorno fa ho letto su Facebook un post di Francesca Marsaglia che parlava dell’infortunio (l’ennesimo) occorso al fratello Matteo durante un allenamento in Sud America. Le sue parole mi hanno fatto pensare a quante cose diamo per scontate quando, da spettatori, seguiamo gli atleti delle diverse discipline durante le competizioni. Sì perché noi vediamo il lato bello dello sport. Vediamo il breve momento della gara, con gli sponsor, il pubblico, gli sci delle marche più performanti e la grinta di chi sta per lanciarsi in gara, il tutto condito da tanta adrenalina e voglia di fare bene. Vediamo degli atleti in forma, vediamo fisici allenati e preparati ad affrontare le mille insidie che una pista da sci può offrire.

Ma ci pensiamo mai, quando siamo davanti alla tv o nel parterre di gara, a quali sacrifici un atleta deve compiere? Cosa ne sappiamo di cosa passa loro per la mente di fronte all’ennesimo infortunio? Di quando devono alzarsi all’alba per allenarsi o percorrere centinaia di chilometri per raggiungere il campo gara? Abbagliati dal bello che lo sport e le competizioni portano con sé, tutto quello che sta sotto alla superficie tendiamo a dimenticarlo, a darlo per scontato o, quantomeno, a non prestarci troppa attenzione.

Eppure dietro ai pochi istanti di una gara ci sono ore e ore di allenamento, sacrificio e dolore, ci sono litri e litri di sudore versato. Gli atleti, come tutti, hanno le proprie debolezze e fragilità, soltanto che non ce le fanno vedere, offrendoci la miglior prestazione possibile. Noi spettatori e tifosi, per quanto possiamo amare i nostri atleti, a volte possiamo finire col banalizzare il lavoro che sta alla base. Addirittura possiamo invidiare “la bella vita” che fanno gli atleti. Non sono sicura che sia tutto oro quel che luccica. Anzi. Infortuni, dolore fisico, la sensazione di infinita stanchezza che ti inchioda al divano al termine di una giornata di allenamento…sono tutte cose che fanno parte della vita di ciascun atleta. Se cambiamo prospettiva possiamo anche provare a chiederci…ma chi glielo fa fare?

Credo di poter dire che lo fanno principalmente per se stessi, per la passione che provano per lo sport, per trarre soddisfazione dal fare ciò che più amano…che poi vincano o no poco importa. Che poi arrivino sponsor e guadagni non fa nulla. L’unico antidoto alla fatica e al dolore è la passione. Quella passione che ti fa dire che dopo tutto ne vale la pena, che ancora una volta ci si può rialzare nella convinzione di poter dare e prendere qualcosa dal proprio sport. Avere una passione è una fortuna e chi lo ha capito strizzerà l’occhio alle sfortune, agli acciacchi e alle fragilità, consapevole che rimettersi in gioco è l’unica strada che merita di essere percorsa.

Per Solowattaggio,

Dottoressa Valentina Penati

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