Road to Soelden: come sta lo skiporn?

Abbiamo ancora in mente le gesta di Mr. G, di Don Alejandro, di Gianni, e di Pinot, ma passata anchela classica delle foglie morte è ora di volgersi mente e corpo verso l’Oetztal, dove fra meno di due settimane avrà inizio la Coppa del Mondo 2018/2019.

Val Di Fassa

Come ogni anno la curiosità è tanta, come sarà andata la preparazione degli atleti? Quali saranno le frontiere della tecnica sciistica mondiale? Ma soprattutto, quali novità in termini di stile avranno apportato aziende e federazioni?

Partiamo dalla prima domanda. Come solitamente accade, a parte qualche video sui social e qualche feedback dagli atleti stessi sulla loro forma da ghiacciaio, è davvero difficile fare un pronostico, anche se molto probabilmente i nomi da vertice saranno gli stessi degli anni scorsi. Marcel Hirscher ormai non va nemmeno più citato, l’unica incognita è se il più forte sciatore di tutti i tempi avrà ancora le motivazioni passate dopo la nascita del primogenito. Ligety si sente ritrovato dopo i malanni delle ultime tre stagioni, anche se l’età e i nuovi sci non sono più dalla sua parte; Manuel Feller sembra abbia stretto ancora di più la base d’appoggio e raddrizzato le linee rispetto alla stagione passata, mentre c’è molta apprensione per il probabile ritorno in gara della coppia teutonica Luitz-Neureuther, i “fratelli crociati” che tanto bene avevano figurato con gli sci da 30 metri di raggio. E gli italiani? Ce ne ha parlato Giulio Bosca solo una settimana fa alla Red Hook Criterium: Roberto Nani sembra sulla strada giusta per tornare al vertice, mentre Luca De Aliprandini è già pronto a dare spettacolo con le sue indirizzate sul muro del Rettenbach.

E lo skiporn invece? Come di consueto è proprio Soelden la fiera delle novità per quel che riguarda l’outfit degli atleti, anche se le varie anticipazioni che sono state fatte trapelare negli ultimi giorni non ci hanno lasciati del tutto convinti. Mentre le aziende dei materiali hanno intrapreso tutte o quasi la strada giusta, optando per linee minimal e colori semplici, vestendo addirittura sempre più atleti dalla testa ai piedi, c’è chi non riesce a rimanere al passo con i tempi, cercando la bellezza e lo stile in tute e abbigliamento già viste e ripassate da tempo.

Senza tanti giri di parole, avete già capito di chi stiamo parlando. È dal 2012 ormai che si assiste alla solita presentazione, con i soliti disegni e i soliti posizionamenti degli sponsor, che non lasciano spazio ad immaginazione e modernità. L’unica variabile è il colore, ma non è difficile intuire che per i mondiali di Aaredi febbraio, eventi sempre sfruttati dalle federazioni per lanciare le tutine degli anni successivi, il bianco a pallini argentati, colori sicuramente più adatti al pattinaggio di figura o alla ginnastica ritmica, saranno sostituito dal solito azzurro già visto a Schladming 2013, Sochi 2014, Vail 2015, St. Moritz 2017 e Pyeongchang 2018.

La tutina della nazionale dovrebbe essere un’icona, un po’ come succede negli sport di squadra e un po’ come succede nei paesi a noi limitrofi sempre nello sci alpino, dove la maggior parte degli atleti scende in pista con i colori del proprio paese, ma purtroppo non è così, e non è difficile intuirne il motivo.

Anche quest’anno dunque siamo rimasti delusi, non ci resta che aspettare l’Opening per farci tirare su il morale con le gesta dei nostri atleti. Ci vediamo sul Rettenbach.

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