Stefano Cecchini: ” che inferno l’Oetztaler. Correrò ancora un anno”

Non ho mai intervistato un amatore, un po’ perché il 90% di questi sono piantati in bicicletta, un po’ per rispetto nei confronti dei PRO che lottano ogni giorno per un posto, spesso sminuiti davanti ad amatori che vincono le Granfondo, con i più ignoranti in materia subito pronti a fare paragoni i quali non sorgerebbero nemmeno se avessero un minimo di cultura ciclistica. Mi infastidisce la mentalità di Tommaso Elettrico, come i suoi video sulle colline materane ed il sistema che è riuscito a crearsi. Così quando li vedo ho bisogno di qualche clip di Sagan, Boonen o Gilbert per riprendere un minimo di motivazione. Non capisco perchè l’UCI permetta ad un amatore di indossare la stessa maglia di Sagan, in una gara corsa in concomitanza con la regina delle Granfondo: l’Oetztaler.

Tuttavia, quando si parla di Stefano Cecchini bisogna cambiare dimensione rispetto alla cultura  e al mondo amatoriale. Toscano di Lucca, classe 1978 e figlio di Luigi, uno dei Dottori più discussi degli anni 90’ assieme a Michele Ferrari, l’amatore più forte in Italia negli ultimi anni. Nel nome del padre, anche “Cecco” in questi anni è stato il gran fondista  più ambito visti i suoi successi e i dubbi che ha suscitato nell’opinione pubblica, il figlio di, ma grazie ad un’ intelligenza  che ho notato in pochissimi altri corridori ha saputo fronteggiare situazioni che avrebbero annullato molte persone. Credo che un uomo con il suo tenore di vita non abbia bisogno di pedalare 30.000 Km l’anno quando potrebbe farlo in e-bike al pari dei suoi coetanei, oppure potrebbe passare l’estate a Formentera anziché a Livigno scalando due volte al giorno il Mortirolo, ma evidentemente ciò non appagherebbe la sua voglia di mettersi alla prova. Stefano Cecchini va in bici per passione, tutte le voci: “ Cecchini al Giro si ribalterebbe al primo ventaglio”  oppure: “ Cecchini fa i Kom su salite che Nibali affronta dopo venti giorni di Giro” sono tutti discorsi messi in scena da chi prende le ore da Cecchini alle Granfondo e prova quindi a fare paragoni tra il toscano ed i grandi professionisti per galvanizzare la propria prestazione, facendo scaturire dibattiti che lui stesso spegnerebbe con un : “bello! I forti fanno fiammate che la gente non se ne rende neanche conto di quanto vanno”.

Ho chiamato così il re delle Granfondo per raccontarci la gara regina che domenica scorsa si è corsa in Tirolo: la Otzthaler. La gara delle gare, perché se vinci l’Opening di Solden sugli sci entri negli albi d’oro, se vinci l’Oetztaler diventi cittadino onorario.

Ciao Cecco! Ti sei ripreso dai due gradi del Rombo? “ Bello! Bene dai, finalmente a casa dopo un periodo trascorso in giro per il mondo. E’ stata una giornata difficile, complimenti a chi ha vinto, al pari di chi è arrivato cinque millesimo perché se lo meritano tutti; una giornata da uomini veri. Al mattino non pioveva a Solden, mi sono addirittura spogliato. Sulla salita di Kuhtai però ha iniziato a diluviare e siamo rimasti in sette. Nella discesa verso Innsbruck si andava a velocità folli. Cento orari sopra le canalette in ferro, robe da matti. Sul Giovo ho attaccato tre volte, ma essendo ancora lunga ho aspettato gli altri. In cima però mi sono reso conto d’aver freddo e la discesa è stata un inferno. Ho tenuto duro il più possibile, credendo che avrei potuto riscaldarmi sulla salita del Rombo. Niente da fare, più si saliva e più la temperatura si abbassava. L’SRM segnava 2 gradi quando ho alzato bandiera bianca. Già sono magro finito di mio, con quelle temperature il mio corpo non ha retto. La giuria mi ha subito dato da mangiare e mi sono fermato dieci minuti. Rifocillatomi ho raggiunto il traguardo, ma sono davvero sereno e non ho rimpianti. Stavo benissimo domenica, mai stato così bene”.

L’Oetztaler rappresenta la classica monumento delle Granfondo, l’università degli amatori. Raccontaci che cosa si prova a presentarsi al via con il numero Uno ?

“ L’atmosfera di Solden è pazzesca! Mi hanno applaudito un ora quando sono arrivato con Oscarino ( il figlio di Cecco, uno che spinge già Watt sul triciclo ndr) come quando applaudono quelli che vincono le gare di sci. Ho due corse che mi stanno a cuore particolarmente, la Sportful e questa. Puoi  entrare a Solden da primo, terzo, decimo o ultimo, ogni volta è da pelle d’oca. Ti resta dentro per tutta la vita”.

Qualche anno fa si è parlato di un tuo possibile passaggio al professionismo. Che cosa ti ha impedito di fare questo passo?  “C’è stato un momento in cui ho veramente pensato di diventare professionista, quando pedali così tanto la mente ti porta a non pensare a nulla e a non porti limiti. La mia famiglia si è da subito messa contro questa decisione ed anche io pensandoci a lungo ho capito che ogni persona ha la sua era. C’è un tempo per fare il professionista ed uno per fare l’amatore. Il prossimo anno sarà il mio ultimo anno da gran fondista, poi farò il turista. Assieme a mia moglie abbiamo il sogno di fare la Transalp”.

Tuo padre è stato uno dei dottori più discussi degli anni 90’. Ti ha penalizzato portare un cognome così pesante?

“ E’ un cognome pesante, mio padre è stato assieme a Michele Ferrari il medico protagonista delle varie vicende legate al ciclismo. Ci sono molte opinioni, ma non ci faccio più caso. E’ il mio primo tifoso assieme a mio fratello Ansano che mi fa da sponsor con la sua Euroansa, società d’intermediazione creditizia”.

Ansano, fratello di Stefano è un uomo che di Skiporn ne mastica, avendo allenato per diversi anni il Comitato Toscano di sci.

Quindi all’inizio ti hanno condizionato? “ Guarda, ho un figlio di vent’anni ed è normale che quando un ragazzo di quell’età clicca Cecchini su Google esca di tutto e di più”.

Quando hai iniziato ad andare in bici? “ Cinque anni fa. Prima ci andavo da cicloturista col mio babbo. Poi ho iniziato, prima con qualche piccola Granfondo e poi ho avuto la fortuna di vincere la Maratona Dles Dolomites.”

Perché parli di fortuna? “ Perché era l’anno in cui andavo meno, ci vuole anche fortuna, non dipende tutto da noi. Per capirci, quest’anno ero in formissima e non è andata come volevo, al pari di domenica scorsa a  Solden in cui ho avuto le sensazioni più belle. Lo scorso anno invece quando ho vinto, a Zen è venuto un crampo all’ultimo Km ed io non ero nella mia giornata migliore”.

 Chi è stato il corridore preferito di tuo padre? “ Bisognerebbe chiederlo a lui, ma credo proprio Michele (Bartoli ndr). E’ sempre stato di famiglia, un fratello, e poi penso a Sorensen, Ullrich , Cancellara, Ballerini“.

Il mercoledi prima della Maratona dles Dolomites hai fatto il KOM sul Passo Giau. Ma che cosa ti è saltato in mente a così pochi giorni da una Granfondo così importante ? “ Ho quattro gare nel mirino ogni anno: Nove Colli, Sportful, Maratona e Oetztaler. Il mercoledi faccio d’abitudine una salita di trenta, quaranta minuti al massimo”.

Quando è uscito quel tempo su Strava, i battiti degli amatori si sono alzati all’improvviso. Hai acceso un bel polverone.

“ Io sono un amatore, non lo so in che posizione sarei arrivato in un grande giro, ti posso solo dire che non sarei arrivato tra gli ultimi. Sono il primo a dire che Nibali quella salita la affronta nella terza settimana e nel finale di una tappa massacrante. I grandi campioni, hanno numeri di cui non ce ne rendiamo nemmeno conto, ho visto da mio padre i più grandi di sempre e sono cosciente del divario tra amatori e professionisti. I forti hanno fiammate da far rizzare i capelli. Magari non ho la sparata secca che hanno i grandi corridori, ho il pregio della resistenza, se faccio un determinato tempo su una salita, rifacendola dopo tre ore ci impiego un tempo simile, non un ora in più ”.

Come si tiene a questi livelli un amatore della tua età? “ Cerco di variare il più possibile, disponendo Interval training, forza e agilità diversamente. Mio padre mi dice che mi alleno troppo, mi dice che sono proprio un coglione! Probabilmente andrei anche di più allenandomi meno, ma amo andare in bicicletta, è un’esigenza.

Ultima domanda. Quest’estate ho saputo che quando si va a cena con Stefano Cecchini non si apre mai il portafoglio. Paga sempre lui, è vero?

“ Eh eh… Pensavo non fosse di dominio pubblico, mia moglie mi bastona ogni volta! Ci vediamo per una sciata sulle Dolomiti”.

 

 

Nato sulle Dolomiti, innamorato dell' Austria, del pavé e dei personaggi carismatici

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