​F1, IL PAGELLONE DI MELBOURNE

SEBASTIAN VETTEL: 10. L’alba italiana si tinge di Rosso. Seb Vettel è salito in cattedra e non ce n’è stato più per nessuno. La cattiveria espressa dal tedesco durante le prime tornate, nel tentativo di non far scappare Hamilton, è l’immagine di un pilota (e di un team) che non ha mai mollato, anche quando tutto cadeva a pezzi. Bocche cucite, understatement e duro lavoro sono i pilastri su cui poggia la Rinascita del Cavallino, finalmente vincente dopo un anno e mezzo di digiuno. Ora sarà fondamentale – e difficilissimo -dare continuità a quanto fatto, da subito. In bocca al lupo a tutti i ragazzi. Ne hanno bisogno.

LEWIS HAMILTON: 7. Non è chiaro dove finiscano le sue responsabilità e inizino quelle della macchina, ma tant’è. Parte bene e tenta di dettare il passo, senza riuscirci. L’eccessivo degrado lo costringe a pittare con ampio anticipo, e il rientro dietro a Verstappen gli costerà la gara. Lamenta problemi al fondo della sua monoposto e, nel finale, deve far fronte alla pressione del compagno di team. La sensazione è che il feeling con il retrotreno della sua MB sia ancora tutto da costruire. Rimandato.

VALTTERI BOTTAS: 8. Ottimo inizio in Mercedes per Valtterino, che grazie ad una gara solida e ordinata conquista una meritata terza piazza. Nelle prime battute sembra che il divario tra lui ed Hamilton sia abissale, ma alla fine il biondino non sfigura nel confronto con Lewis, forse complici i problemi al fondo della vettura dell’anglo-caraibico. Nel finale arriva addirittura negli scarichi di Gigino, ma perché non lo attacca? In caso di lotta al titolo con le Rosse, porterà via punti importanti. Concreto.

KIMI RAIKKONEN: 6-. Gara mediocre, quella del finnico. Si guadagna una sufficienza tiratissima soltanto perché, nel post, emergono problemi sulla sua PU, che ne avrebbero compromesso la prestazione. Ad ogni modo, si trascina (inaccettabili) problemi di setup lungo tutto il weekend, e a differenza di Seb non passa le notti di venerdì e sabato in circuito con gli ingegneri. Se la Ferrari è effettivamente da mondiale, questa per lui è l’ultima chiamata; gettarla alle ortiche, sarebbe un grande peccato. Di buono restano la straordinaria difesa al via su Verstappen e il giro veloce fatto segnare nel finale. Ai microfoni si professa fiducioso, e in Cina è atteso al varco.

MAX VERSTAPPEN: 8. Per una volta gioca a favore della Rossa, chiudendo la porta in faccia con la solita veemenza ad un Hamilton uscente dai box e con gomme fresche. A differenza di Ricciardo non sbaglia mai, ottenendo il massimo da una vettura che si dimostra ben al di sotto delle aspettative. Solido.

ANTONIO GIOVINAZZI: 8. Sfiora il Q2 al sabato e in gara piazza una Sauber più che impiccata a ridosso dei dieci.  L’Italia, in F1, non è più solo Ferrari. Promessa.

TOTTO WOLFF: 10. Con il doppio pugno accompagnato dall’immancabile “smadonnata” in austro-ungarico ci ha regalato momenti di rara ignoranza, facendoci godere come ricci. Vogliamo assistere a gesti tecnici come questo ogni domenica!Man of the match.

Ci vediamo in Cina!

Tommaso Govoni

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *