Daniel Holloway

Alla scoperta del ciclismo USA

Abbiamo intervistato Daniel Holloway, corridore americano della Altovelo-Seasucker, il team Elite più vincente del 2015 negli USA. Ci ha parlato della sua stagione e del mondo Pro statunitense. E ci ha anche detto la sua riguardo lo scandalo dei ciclisti italiani (e non solo) che pagano per gareggiare.

 

Ciao Daniel, quanti anni hai e come ti sei avvicinato al ciclismo?

Ho 28 anni, gareggio da quando ne avevo 13. Ho iniziato in velodromo durante l’estate, mentre durante l’inverno praticavo speed skating, e poi all’eta’ di 17 anni mi sono dedicato solamente al ciclismo. Portero’ sempre nel cuore il pattinaggio su ghiaccio, anche se non mi manca per niente la sensazione dei piedi gelati.

– Sei stato uno dei migliori corridori nelle criterium americane in questa stagione, qual’e’ il tuo obbiettivo per il prossimo anno?

Voglio migliorarmi come persona e come ciclista, vorrei vincere corse che non ho mai vinto e vorrei replicare i grandi successi che ho gia’ ottenuto. Vorrei essere un punto di riferimento per il mio team, aiutando il piu’ possibile i giovani: ho commesso molti errori quando avevo la loro eta’ e non vorrei che capitasse anche a loro.

– Le gare professionistiche negli Usa sono molto diverse rispetto a quelle italiane. Cosa pensi del movimento ciclistico attuale nel tuo paese? Credi che le criterium possano attirare piu’ tifosi?

Credo che le criterium possano attirare piu fans, perche’ si riesce ad osservare tutta la corsa e a capire anche dal vivo le tattiche utilizzate dalle varie squadre. Sarebbe bello anche avere uno streaming live per ogni corsa, cosi da poterla seguire ovunque. Il circuito americano Pro in generale e’ okay, diciamo che le cose vanno discretamente bene. Forse la cosa meno bella è che tutti i team continental sono concentrati sulle 4 grandi corse che si svolgono sul territorio statunitense (California, Colorado, Utah e Alberta), mentre le corse minori non sono rispettate quanto dovrebbero. Tutti vogliono arrivare in forma per questi quattro appuntamenti e dunque non danno importanza alle altre corse minori. E’ un vero peccato.

– Quante squdre Pro esistono negli USA? Credi che la maggior parte dei ciclisti riesca a vivere solo con lo stipendio da atleta?

Credo siano 10 circa e solo 4-5 squadre hanno corridori che riescono a vivere con lo stipendio da ciclisti. Nella maggior parte dei team minori ci sono invece corridori che hanno bisogno di un secondo lavoro. Purtroppo la maggior parte delle volte le squadre piu’ piccole non riescono nemmeno a finire l’anno, o perche’ finiscono i soldi o perche’ gli sponsor non vogliono piu’ pagare. 

– In Italia ci sono molti ciclisti che pagano dai 30.000 ai 50.000 euro per entrare in una squadre Pro. Cosa ne pensi?

Ho sentito diverse storie riguardo questi fatti. E’ triste vedere corridori che fanno di tutto pur di passare professionisti, per correre ad alto livello e per disputare alcune gare importanti. Purtroppo i ciclisti non ne parlano, perchè potrebbero perdere il loro posto e potrebbero rimanere a piedi, senza squadra. Nel ciclismo se parli di situazioni scomode come queste vieni messo direttamente in una sorta di “lista nera”.  Per combattere questo problema credo che debba esserci uno stipendio minimo per ogni livello professionistico, cosi che i team non possano avvantaggiarsi nell’ ingaggiare corridori disposti a pagare. Certo, qualche squadra potrebbe abbandonare l’attivita’ per mancanza di fondi, ma forse a lungo termine potrebbe essere una buona cosa. Gli atleti migliori vengono messi sotto contratto e il livello si alza. Le squadre decideranno cosi quali corridori prendere in base ai fondi disponibili invece che mettere sotto contratto gente che paga per girare tristi hotel e per vestirsi con il body del team. 

– Quest’anno hai vinto anche il Tulsa Tough Crit, una corsa molto sentita negli USA. Ci puoi spiegare perche’ e’ cosi amata dai tifosi?

Il Tulsa Tough e’ fantastico. Gli organizzatori dell’evento fanno sempre un grande lavoro, trattando al meglio tutti i corridori. Il percorso e’ fantastico cosi come la comunità locale: la cittadina di Tulsa infatti si immerge sempre al massimo in questo show, regalando attimi di grande sport e pubblicizzando al massimo il loro territorio. I corridori amano questa corsa perchè i fan sono dei pazzi scatenati e sono sempre divertenti, e i fan a loro volta la amano perchè attrae i migliori ciclisti americani. C’è dietro un grande lavoro che rende tutto molto speciale.

Tulsa Tough Photo- Manual For Speed

Tulsa Tough – Photo: Manual For Speed

Nella tua carriera hai militato in squadre come Amore & Vita e il Team Raleigh, credi che ci sia più pressione in Europa ?

E’ tutto diverso. La pressione, il coinvolgimento, il modo di vivere. Può essere difficile adattarsi a cosi tanti cambiamenti, soprattutto quando sai di avere poco tempo per fare bella figura.
Hai gareggiato alla prestigiosa 6 giorni di Londra. Hai mai pensato di qualificarti a Rio 2016 come pistard?
Sarebbe fantastico partecipare a Rio, ma ormai è fuori dalla mia portata. Ci vuole troppo tempo,anche solo per partecipare alle gare di qualificazione, e con soli tre appuntamenti di Coppa del Mondo ogni inverno è davvero difficile assicurarsi un posto contro corridori che sono già punteggiati. 
@carloberry

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