Curve, consapevolezza, talenti. Matteo Marsaglia si racconta.

Abbiamo intervistato per voi Matteo Marsaglia. Dopo la caduta nel superg in Corea, abbiamo approfittato per fare due chiacchiere con il nostro forte discesista.

Ciao Matteo, come va dopo la caduta nel superg della Corea?  Eh insomma, diciamo che piano piano tutte le botte e le lesioni si stanno rimarginando, ma purtroppo, come temevo lo stanno facendo molto lentamente! Se non per le ultime gare di Coppa, inizialmente, speravo almeno di riuscire a rientrare per i Campionati Nazionali (detentore del titolo di discesa ndr.) e qualche test di fine stagione, invece temo che passerà ancora un po’ di tempo prima di poter rimettere gli sci. Ma il morale è alto, fa parte del gioco si sa, e ci sono già passato spesso. Essere costretto sul divano e vedere i miei amici e colleghi in televisione non può che accrescere la mia fame di sci.

Prima della caduta stavi andando fortissimo, che cosa è successo su quel salto? Certo, quello Coreano era un SuperG che mi piaceva molto, sapevo di poter fare bene  e stava andando tutto per il meglio. Avevo ottime sensazioni, poi quel salto…Ho fatto l’errore di sottovalutarlo, pensavo si saltasse meno e avevo avuto ancora poche informazioni a proposito. Arrivato a pochi metri dal dente ho fatto l’errore di voler dare ancora un po’ più di direzione per avere poi  margine in atterraggio e fare un bel lancio per il piano. Quella pressione eccessiva sullo sci sinistro sul dente mi ha subito mandato in rotazione in aria e da quell’altezza non son riuscito più a fare niente, se non limitare il più possibile i danni della caduta.

A Garmisch la tua stagione è totalmente cambiata, che cosa è stato il segreto? Nel nostro sport non ci sono segreti, o quanto meno non ce ne è uno solo, i risultati migliori arrivano quando una miriade di tante piccole cose funzionano come devono. Tendenzialmente quando una di queste piccole cose inizia a funzionare davvero come deve poi si trascina dietro tutte le altre. Per quanto mi riguarda le cose hanno iniziato a girare già a partire dalla settimana di Kitz, finalmente la mia schiena ha iniziato a darmi un po’ di tregua, e delle ultime modifiche fatte sul mio setting (scarpe e attacchi) sulle quali lavoravamo da tempo, mi hanno portato ad avere delle ottime sensazioni in Discesa, con due prove cronometrate a ridosso dei migliori. Purtroppo poi noi con pettorali superiori al 30 non abbiamo potuto prendere il via il giorno della gara.

Che cosa hai pensato al cancelletto?  A Garmisch avevo delle ottime sensazioni e tanta voglia addosso. Già nella prima ed unica prova avevo fatto bene, la consapevolezza continuava a crescere. Poi il giorno della gara le condizioni erano perfette, proprio come piacciono a me, quel grano grosso quasi primaverile, quella neve dove puoi davvero mettere sulle lamine tutta la potenza che vuoi e gli sci non faranno altro che accelerare. Quella neve dove la pista rovina poco e permette ancora tanto anche con numeri alti come il mio 52, quella neve che rende tutto più veloce parti tecniche e scorrevoli, quasi tre secondi in meno rispetto ad una prova già abbastanza veloce, e poi anche la visibilità…tutti all’ombra, dal primo all’ultimo, uguale per tutti. Non potevo non sfruttare un occasione del genere, cosi quando calzavo il pettorale qualche minuto prima di partire, mi sono detto basta, dalla prossima siamo nei 30 anche in Discesa. Così ho aperto il cancelletto e mi sono divertito come poche altre volte in vita mia con degli sci da Discesa ai piedi e ho sfruttato la mia occasione.

Cosa cambia nella testa di un atleta di alto livello dopo un risultato molto positivo?  Consapevolezza. La consapevolezza nei propri mezzi è la cosa che fa la differenza ad alto livello, e solo i buoni risultati possono dartela. Un buon risultato magicamente fa scomparire in un attimo tutti i piccoli e grandi dubbi che si possono accumulare nella testa di un atleta, e ti fa capire che sei sulla strada giusta e che devi semplicemente fare ciò che sai fare. Niente di più niente di meno, e basterà.

Facendo un rewind della tua carriera, quando ti sei sentito più in forma? Raccontaci che sensazioni hai provato quando hai fatto le più belle curve della tua vita. Beh, scontato dire che il momento più alto della mia carriera sia la stagione ’12/’13. Li si che la consapevolezza nei miei mezzi era davvero alta. Era tutto cosi facile. Le curve più belle della mia vita? difficile provare sensazione più belle con gli sci ai piedi, di quelle che puoi provare quando scendi dalla Birds of Prey, tanto più se tagli il traguardo e vedi verde. Forse però le curve più belle della mia vita, tecnicamente parlando, sono quelle ultime 6/7 curve del SuperG della Gardena ’12, avevo visto qualche atleta sceso prima di me dalla tv in partenza e mi sembravano tutti in discreta difficoltà in quel tratto finale. Quando mi ci sono ritrovato io invece mi sono quasi sorpreso della facilità con cui sono riuscito a fare quelle curve, mi sembrava di galleggiare sul quel ghiaccio. Sensazione fantastica, me la ricordo ancora come se fosse ieri.

Da commentatore televisivo hai dimostrato grandi cose. In questo momento chi sono i discesisti che più ti piacciono del circo bianco, quali sono le caratteristiche che vorresti rubare loro ?
“Ride”.. Si è stato divertente trovarsi dall’altra parte per una volta, chissà in futuro magari. Beh partiamo dal presupposto che non devo andare tanto lontano per prendere spunto. Ho avuto la fortuna di crescere e di allenarmi tuttora con una delle squadre italiane di velocità più forti di tutti i tempi, e sono tutti atleti con caratteristiche diverse l’uno da l’altro da cui ho preso e continuo a prendere tanto ogni giorno. Inner, Peter, Werner, Staudi nei suoi ultimi anni di carriera, e poi Domme. Domme è sicuramente uno dei miei preferiti, secondo me il futuro della Discesa per i prossimi 10 anni. Lo conosco da quando è arrivato a Sarentino per una delle sue prime gare di Coppa Europa e con la tuta del comitato un po’ strappata ci ha messo tutti in riga. Un talento pazzesco in certe condizioni con delle grosse lacune in altre che però ha saputo colmare anno dopo anno con una professionalità e tenacia incredibili, credo che adesso abbia davvero pochi difetti. Un altro grande campione che ho la fortuna di poter definire anche un grande amico che stimo tantissimo e dal quale cerco sempre di imparare tanto è Hannes Reichelt, tecnicamente impeccabile, essenziale come nessun altro, non fa mai un movimento di troppo, rende tutto cosi facile.

Che cosa cambierebbe dello sci italiano un campione come tè ?

In Italia non c’è  una Cultura Sportiva. E’ da li che deve partire il cambiamento, deve partire dal basso, dalle scuole, dalle famiglie, ci vogliono dei progetti a lungo termine che in Italia non esistono, ci voglio delle strutture gestite in un certo modo da un certo tipo di persone. Lo sport prima di tutto è la miglior scuola di vita che ci possa essere qualunque sia il livello che si riesca a raggiungere, bisogna ricordarselo sempre e dargli il valore che merita. E’ un discorso lungo e complesso ma in un futuro spero di poter fare qualcosa in prima persona a proposito.

Grazie per questa  bella intervista Matteo, grande sportivo ma soprattutto grande uomo. Ti aspettiamo nuovamente in pista, per farci vedere delle curve come hai già dimostrato di fare.

@bauerdatardaga

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