Esiste ancora la polivalenza? Sappiamo fare polivalenza in Italia?

Sabato scorso, quando l’ho visto varcare le porte del Fire & Ice  per un attimo sono ritornato indietro nel tempo agli albori di Solowattaggio, quando i protagonisti erano i quindicenni a caccia della giacchetta Kappa.  Cinque anni rivissuti in un decimo di secondo, lo stesso che decide le sorti di uno sciatore.  Sto parlando di Hans Vaccari, classe 1996 da Pontebba, uno con le stimmate dello slalomista super specializzato e oramai diventato un pilastro della nostra Squadra B di slalom, la squadra più forte del prossimo millennio. Uno sciatore estremamente moderno, facente parte della generazione smart cresciuta a colpi di rallenty sul teleschermo e a caccia di guizzi dai campioni che li hanno ispirati quali Kostelich, Hirscher e Hargin.

Nel 2013,quando parlavamo su Blog Spot di Hans ininterrottamente, molti coetanei ci criticavano: “ Vaccari fa solo slalom e va a rubare punti in Slovenia ” continuavano a dire. Erano gli anni in cui la gran parte degli allenatori dei  Comitati Regionali ritornava a casa dai summit primaverili in Via Piranesi, e senza personalità recepiva alla lettera le politiche della FISI volte svecchiare le squadre e a puntare sui polivalenti, quelli che al sesto anno giovani hanno quaranta punti in tutte le discipline per intenderci.

Quando sentivo queste critiche, ero solito ribattere ogni volta con la stessa frase: “ ma perché dovrebbe perdere tempo a fare velocità se in slalom sta andando fortissimo”. Dopo cinque anni, tutte quelle persone sono finite a lavorare, Hans invece non appena entrato nell’Apres-Ski tirolese mi ha fatto venire un attacco di cuore mostrandomi i suoi tempi negli ultimi allenamenti in slalom, ed il fatto che non vada a Levi dimostra il livello di salute raggiunto dai nostri giovani slalomisti.

Se tuttavia il sistema ha spinto la gran parte dei giovani negli ultimi anni a vivacchiare e a dedicarsi ad un circuito turistico come il Grand Prix, fatto di trasferte senza logica da Valgrisenche a Sarentino da un giorno all’altro, reputando blasfema la specializzazione, a questo punto dovremmo ritrovarci in Coppa del Mondo atleti in corsa per la generale ogni anno. E invece? Da sette anni la generale la vince un uomo che domina in due discipline  con qualche apparizione in superg mirati, preparati in momenti che non andrebbero a togliere spazio allo sviluppo di tecnica e materiali nelle sue discipline predilette.

La polivalenza, ma esiste ancora? Non lo so perché in questi anni la FISI abbia inculcato tutto questo senza accorgersi della sua estinzione dopo il cambio materiali, se lo ha fatto per una questione economica possiamo finirla qui, portare un atleta in America per fare una gara è chiaramente molto costoso, meglio portarne uno che possa fare più discipline, ma se la questione è tecnica è doveroso interrogarsi un attimo.

Siamo sicuri d’avere tecnici in Italia capaci di gestire un progetto polivalenza? Uomini con le idee chiare su programmi e tappe di una scalata senza ossigeno 365 giorni l’anno? Fare polivalenza significa organizzare la giornata di uno sciatore nei minimi dettagli, dalla colazione, al numero di manche, fino al tempo di risalita con la seggiovia al fine di massimizzare la qualità dell’allenamento. Se penso agli ultimi superstiti mi vengono in mente i norvegesi Monsen e Neteland, due fenomeni che durante una stagione sciistica sarebbero capaci anche di fare gare di fondo. Ma in casa nostra? Non vedo staff tecnici pronti mentalmente alla polivalenza, la enfatizziamo, ma alla fine la seduta d’allenamento standard è diventata fare sei manche e tornare in albergo.

Negli ultimi anni abbiamo visto solo variazioni in corso d’opera,  fuochi di paglia e disastri, l’ultimo solamente due stagioni fa con Sofia Goggia che ritrovatasi inaspettatamente ai piani alti della generale, venne convocata per lo Slalom di Zagabria forse con la speranza che potesse raccogliere una manciata di punti. Il video non lo trovate su You Tube, qualche cultore dello SKIPORN lo avrà sicuramente segnalato.  Immaginate se Paris dovesse disputare una grande stagione e a gennaio Max Carca lo convochi a Schladming lasciando a casa gente come Liberatore o Sala. Follia.

Viva gli specialisti come Vaccari, i vincenti nel loro campo di battaglia e protagonisti di duelli veri. I personaggi da metà classifica in tutte le discipline non servono a nulla a questo sport, solo a riempire le ultime pagine della Gazzetta.

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