Ferrari, non è (tutta) colpa tua. Il perchè nel pagellone di Silverstone

Lewis Hamilton, 10: Come avevo predetto post Zeltweg, il Nero è tornato Re in quel di Silverstone.
Sfortunatamente le (più o meno) sottili gufate non hanno sortito l’effetto sperato, perché Gigino nell’arco di tutto il weekend è stato decisamente “ingiocabile”.
Con una Mercedes così, poi.
Unico appunto: aver fatto aspettare Bottas e Kimi in sala stampa per dedicarsi al bagno di folla è stato davvero di pessimo gusto.
D’altronde, signori si nasce.

Valtteri Bottas, 9: sbaglia in qualifica ma poi in gara è bravo e fortunato.
Approfitta della debacle di Vettel per accorciare (e non di poco) in classifica, iscrivendosi ufficialmente al mini club dei contendenti all’iride.
Potrebbe rivelarsi una gatta da pelare. Soprattutto per Hamilton e la Mercedes.
Ai posteri la sentenza.

Kimi Raikkonen, 9: risponde da grande campione alle critiche, in primis a quelle di Marchionne, con un weekend solidissimo.
Secondo voci di corridoio si sarebbe guadagnato il rinnovo. In alternativa, si scalda Leclerc.

Max Verstappen, 7: con una magia nelle prime curve rovina la gara a Seb, costringendo il ferrarista ad una sosta anticipata per prendere la posizione.
In Ungheria la Red Bull è data in grande crescita.
Romperà le scatole a tutti, poco ma sicuro.

Daniel Ricciardo, 8: non sbaglia mai e porta sempre a casa il massimo.
Come al solito non se lo fila nessuno.
Lui, zitto zitto, risponde in pista.
Manico.

Sebastian Vettel, 6: peggior weekend della stagione, okay.
Dalla Ferrari si attendevano importanti sviluppi che non hanno funzionato, okay.
E poi pure il nodo del rinnovo, che non arriva mai.
Ma c’è dell’altro? Sì.
Come il fondo della Rossa fatto modificare dalla maFIA poche ore prima delle FP1 austriache, perchè improvvisamente giudicato 《troppo flessibile》.
O come le Pirelli, parse “infinite” fino ad un paio di GP fa, e ora morbide come cioccolatini lasciati al sole.
A Budapest o si vince o si vince. Il Sogno, passa di lì.

Sainz & Kvyat, 4: si scornano a vicenda e con la squadra fanno entrambi muro.
Il primo, poi, viene pure inserito fra i candidati per il post Raikkonen.
Hahahahah.

Pirelli, 0: giri sulle soft:
Bottas, 32
Vettel 32
Raikkonen, 25
Non è nemmeno necessario analizzare questo dato per comprendere che qualcosa, in queste gomme, è andato storto.
Ma ciò che più sorprende è il fatto che la lunghezza degli stint, nel giro di un paio di GP, sia considerevolmente cambiata.
A rimetterci, manco a dirlo, è stata la Ferrari.

Ci vediamo in Ungheria!

Tommy Govoni

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