GP Ungheria: Ham si riprende la corona, ma che grande Kimi

All’Hungaroring abbiamo assistito ad una gara tesa, tirata, con pochi sorpassi ma non per questo noiosa.

Hanno dominato, ancora una volta, le Mercedes. A spuntarla è stato Hamilton, che con la vittoria si appropria anche della leadership del campionato.
In pista, il confronto con Rosberg non c’è praticamente mai stato; difatti, per ben due volte il tedesco si è trovato a meno di un secondo dal rivale ma non ha mai nemmeno accennato un attacco concreto. Probabilmente, in modo da evitare episodi come i botti di Barcellona e Zeltweg, e tenendo conto del clima particolarmente teso dopo il pole-gate del sabato, la casa della Stella ha voluto mettere al sicuro la doppietta attraverso un ordine di scuderia che avrebbe impedito ai due piloti di lottare dopo la prima curva o un certo momento della corsa. Questo giustificherebbe anche le numerose variazioni di ritmo di Hamilton, capace di inanellare serie di tornate lente senza temere l’arrivo del compagno di team.
Ora, nella lotta iridata Lewis è sicuramente favorito e sul piano mentale Rosberg pare – forse per la prima volta, quest’anno – vacillare al cospetto del Re Nero, come dimostra la partenza un po’ passiva e l’atteggiamento remissivo in gara. Tuttavia il britannico è a rischio penalità (10 posizioni in griglia) considerate le cinque power unit utilizzate fino ad ora, e il prossimo appuntamento è ad Hockenheim, a casa di Nico.
Considerare il mondiale già saldamente nelle mani di Lewis, a fine luglio, sarebbe sbagliato.

Capitolo Ferrari: le Rosse, ieri, non hanno sfigurato. Alla vigilia, le si dava erroneamente lontane dalle Red Bull: non è stato così.
Sul passo gara, i due ferraristi sono stati superiori rispetto ai “Bibitari”. Anche se…
Seb ha portato a casa un 4′ posto senza infamia e senza lode: forse, con un ultimo treno di super soft al posto delle soft avrebbe potuto insidiare veramente Ricciardo. Purtroppo il tedesco sembra soffrire molto l’anteriore della sua SF16-H, che in fase di inserimento gli causa grossi problemi di sottosterzo.
Resta sicuramente il grande rammarico per l’errore grossolano compiuto con Raikkonen durante le qualifiche di sabato, perché il finlandese, con la straordinaria gara di ieri e i tempi messi in mostra sul long run (in particolare con il secondo treno di super soft, in cui si è reso protagonista di giri impressionanti) probabilmente era il solo capace di agguantare il podio e portare la coppa del terzo posto a Maranello.
Kimi, con la rimonta di ieri, ha acceso i cuori di tutti i tifosi rossi rendendo meno amara una giornata (l’ennesima, quest’anno) certamente non da ricordare per la Ferrari.
Intanto a Maranello sono in alto mare con il progetto del prossimo anno: infatti, pare che Allison abbia già firmato con Renault (ha inciso la perdita della moglie avvenuta poco dopo l’inizio del campionato e la lontananza dai figli che risiedono in Inghilterra) e manca nell’effettivo un direttore tecnico e un (bravo) telaista. Marchionne sta cercando di convincere Ross Brawn a tornare a vestirsi di rosso. Di uno come lui, in momenti come questi, c’è bisogno più del pane.

Il weekend ungherese ha anche certificato l’evidente parzialità della Federazione, la quale ha lasciato impunito prima Rosberg sabato (che con la scellerata azione compiuta durante il Q3 ha creato un pericolosissimo precedente) e poi Verstappen ieri, protagonista a più riprese di una difesa su Raikkonen oltre il limite del regolamento; riguardo a quest’ultimo episodio si sta discutendo molto, ma a mio parere le dichiarazioni rilasciate da Kimi (《ho visto gente penalizzata per molto meno》) riassumono perfettamente i contorni della vicenda.
Marchionne deve chiaramente lavorare su più fronti – in particolare a Parigi, sede della FIA – perché, senza peso politico, in F1 non si vince.

Ci vediamo in Germania!

@tommasogovoni

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