La cultura ciclistica australiana

L’Australia è la terra promessa, il luogo sognato da tutti i giovani del mondo, soprattutto italiani. Un posto dove il caffè è una religione, dove i canguri scorrazzano per le strade di tutta la nazione, dove lo sport è all’ordine del giorno e dove tutti vogliono sentirsi dei Pro. Il mondo ciclistico australiano è cresciuto a dismisura negli ultimi anni: uno sport senza grande cultura e senza storia diventato una moda, un movimento giovane e all’avanguardia. Abbiamo scambiato due parole con Mason Hender, un  ragazzo di 23 anni che lavora come meccanico in una piccola boutique di Melbourne, il cuore di questo nuovo fenomeno sportivo. E’ uno degli amatori più famosi della zona e anche uno degli instagrammatori più presenti nella scena del bikeporn.

Mason pedala su una Basso Diamante SV, tenuta maniacalmente, montata seguendo scelte stilose e funzionali allo stesso tempo. Una bici invidiata da migliaia di ciclisti su Instagram, montata con un gruppo Campagnolo, o meglio “Campag”. Ci ha confessato che i gruppi “Shitmano” non hanno la stessa poesia e la stessa passione. Il suo manubrio è un 3T Aerodinamico, mai visto sulle bici degli amatori italiani. Ma la sua posizione in sella è ciò che ci ha colpito di più. Un certo Adam Blythe poco tempo fa ha detto queste sante parole: “La gente dovrebbe pensare meno a questi bike fit e piuttosto dovrebbe pensare ad essere bella da vedere sulla bici”. E dunque la parola d’ordine è “Slamthatstem”, ovvero niente spacer sotto l’attacco manubrio per una posizione più bassa e racing e soprattutto per una bici stilisticamente perfetta. Ed è così che ha fatto Mason. Il mal di schiena vi accompagnerà, ma almeno le vostre bici saranno ottime per le instagrammate domenicali.

Ci racconta del movimento ciclistico australiano:”La gente sta impazzendo, ci sono ragazzi che escono in bici con delle mirrorless (fotocamere) per farsi le foto in sella alla bicicletta. E’ una moda, uno stile di vita la bici”. “Ad ogni gara amatoriale di ciclocross ci sono decine di ragazzi che vengono per fotografare la gara, torni a casa la sera e puoi trovarti centinaia di link Dropbox dove scaricartele.” “Vado fiero delle mie tan lines, è un segno di appartenenza, un credo ciclistico. Con i miei amici facciamo a gara a chi lo ha più evidente. It’s a sign of commitment”. E poi ci spiega le settimane estive a Melbourne: “Ogni settimana puoi fare fino a 4 criterium serali, si spinge sempre al limite e il percorso è molto sicuro e chiuso al traffico. Il mio preferito è quello del mercoledi, un’ora a fuoco.” Quattro gare in circuito a settimana? Melbourne è il paradiso per lo Swatt Club.

Sull’abbinamento scarpe/calze non ci sono dubbi: “White shoes, white socks. No black shoes”. Questa frase l’abbiamo già sentita da un ex campione del mondo, un certo Michal Kwiatkowski, non uno sprovveduto. E poi ci ha regalato un’altra perla sull’abbigliamento che molte volte passa inosservata in Italia: “Black helmet black sunnies, white helmet white sunnies.” I dettagli fanno la differenza.

Negli ultimi anni i brand di abbigliamento aussie hanno fatto strage in tutto il mondo: MAAP in primis e Attaquer sono due icone che hanno cambiato completamente la concezione dei completi di ciclismo, portando dei design provenienti da altri campi e azzardando molto. Il diverso che spacca e sopprime il normale. Ora vedremo se il popolo italiano riuscirà a riprendersi la scena mondiale: i nostri nonni hanno insegnato a pedalare a tutto il mondo, hanno insegnato agli stranieri come vestirsi e come mettere a puntino una bicicletta. Ora stiamo perdendo un po’ di appeal e dunque è tempo di tornare ad essere i padroni di questo sport.

 

Ex sciatore Pro(?) Amo la Roubaix, Kitzbuhel e i non campioni che hanno stile e vincono ogni tanto.

One Comment

  1. Marco Sartore Reply

    “Black helmet black sunnies, white helmet white sunnies.” e poi nella foto c’è lui con gli occhiali bianchi e casco nero!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *