Hermann Maier

Le 8 icone dello Slalom Gigante anni 2000

Fate questo esperimento: andate su youtube e rinfrescatevi la memoria riguardando la vittoria di Hermann Maier nel gigante di Sölden del 2000, poi provate a vedere una qualsiasi gara di Hirscher o Ligety degli ultimi tre o quattro anni. Due mondi completamente diversi.

All’epoca i gigantisti pesavano almeno un quintale, si raggiungevano facilmente i 100 km/h e le distanze fra le porte erano di 30-35 metri almeno. Andiamo a rivivere quel periodo attraverso le 8 icone dello slalom gigante anni 2000.  

Hermann Maier: assorbimenti dopo il palo, piedi larghissimi e linee da manicomio. Ogni domenica bastava guardare i primi 3″ di gara per capire chi avrebbe vinto. Cattiveria e potenza disumana sono stati i punti di forza di questo austriaco. Si allenava con Arnold Schwarzenegger durante l’estate e quando andava in Atomic diceva agli ingegneri:” Fatemi gli sci che vanno dritti, a fare le curve ci penso io“.

Hermann Maier

Bode Miller: potremmo parlare di Bode per anni. Ma ormai sapete già tutto su di lui. L’uomo che ha dimostrato l’antero posteriore su pendii dove tutti si difendevano con il traverso. Bode avrebbe potuto vincere molto di più, ma quello che ci ha regalato fuori dallo sci è forse ancora più importante. Dalle lunghe nottate negli Apres Ski, fino ai giri in Motocross per la Val Badia alle 5 del mattino. Grazie Bode.

Bode MIller icona

 

Massimiliano Blardone: quando si dice… CASA MAX . Senza dubbio e’ stato il gigantista italiano piu’ forte degli ultimi 15 anni. Nel suo palmares mancano medaglie olimpiche e mondiali, ma il valore assoluto di questo atleta rimane pazzesco. Questo atleta ha combattuto con Miller,Raich e Svindal. Rimarrà indimenticabile la sua entrata sul muro finale di Adelboden quando vinse nel 2005 : segata e spazzaneve in aria. La sua tecnica abbinata al Salomon 191 in alluminio è da libri di storia. Linee strettissime e balzo in aria in fase di cambio hanno portato Max all’apice dello sci mondiale. Anche i suoi gesti al traguardo sono indelebili, come gli sci lanciati in aria, i bastoncini e quel Pocket Coffee mangiato al traguardo davanti alle telecamere in Alta Badia. Zitti Tutti!  Hai ispirato una generazione intera di giovani azzurri. Grazie Blarda.

Davide Simoncelli: solo lui poteva sciare in quel modo. Linee dirette, curva corta e code sempre in aria in entrata curva. Davide ha probabilmente subito il fatto di avere in squadra un animale da gara come  Blardone ma il suo palmares è invidiabile. I media italiani non hanno acclamato questa rivalità. Sono le rivalità sportive il motore dello sport come  Coppi-Bartali, Maier-Eberharter, Rossi-Stoner. Non ti dimenticheremo Simo.

Banjamin Raich: Come poteva mancare la volpe di Pitztal. Era il favorito ogni domenica, talento puro ed una costanza che lo hanno portato ad ottenere risultati incredibili. Questo atleta riusciva ad amministrare il vantaggio nelle seconde manche. Le sue lotte con Blardone rimarranno sempre nel suo cuore.

Daniel Albrecht: Correva l’anno 2005 quando si affacciarono in Coppa del mondo i gemelli diversi : Daniel Albrecht e Marc Berthod. Come spesso accade agli atleti svizzeri di sfondare subito nel circuito maggiore e poi perdersi. Daniel ha però chiuso la carriera per altri problemi. Ricorderemo per sempre la sua entrata sul Rettenbach di SÖLDEN: culo sugli attacchi e sci esterno pronto a spingere watt impensabili per tutti gli altri. Senza dimenticare ancora la sua spregiudicatezza ai Mondiali di Are nel 2005, quando con un pettorale altissimo andò in testa nella prima manche, toccando con lo scarpone su ogni dosso. Questo atleta era veramente un toro. Grazie Daniel.

Aksel Lund Svindal: come poteva mancare. Gigantista fortissimo fino al cambio di materiali 195 che lo hanno massacrato al pari di una crisi finanziaria. Aksel con il suo fisico fuori da ogni portata, ha vinto su ogni terreno. La sua manche più bella rimane quella della vittoria a SÖLDEN nel 2007, quando poi si infortunò nel mese successivo. Quel giorno fece delle linee impensabili per tutti, facendo sembrare un bambino Mr. gigante Ted Ligety.

Ted Ligety: e siamo arrivati a lui, il ragazzo di Park City. Dopo aver dato filo da torcere a Giorgio Rocca in slalom, la sua prima vittoria in gigante arrivò a Yong Pyong in Corea. Correva su dei Volkl con lo scarpone Nordica. Il suo casco nero con sponsor Mr Holly Club hanno gasato intere generazioni di ragazzini. Ricordiamo sciatori come Nicola Zuliani, che con il correttore da banchi di scuola aveva scritto Mr.Holly Club sul suo casco. E’ quando avvengono queste cose che uno sciatore può definirsi “icona”. Ted dopo quella vittoria non portò più a casa grandi risultati a causa delle numerose uscite, dovute al fatto che lo Yankee stava perfezionando quella tecnica che due anni più tardi lo avrebbe aiutato a diventare Mr. Giant Slalom. E la sua storia continua..

Share

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *